«È arrivato il momento di far tornare i volontari nei reparti oncologici»

L'appello di Aucc, Avanti Tutta e la Lumaca: “Senza si rischia il collasso”
Perugia

«È arrivato il momento di far tornare in ospedale i volontari che operano a sostegno dei malati oncologici». L'avvocato Giuseppe Caforio, presidente dell'Aucc Umbria, torna a segnalare, attraverso le colonne de La Nazione Umbria, la situazione di grave disagio dell'oncologia «alle prese con problemi di spazi e carenza di personale medico». Con l'Aucc anche altre associazioni come Avanti Tutta, La Lumaca, rilanciano lo stesso tema alle autorità competenti.
«Ci siamo uniti - dice Federico Cenci di Avanti Tutta - in un Progetto Ascolto di cui fa parte anche l'Avis per rendere più efficace la nostra azione a supporto dei malati». La struttura esistente - insistono - risultava già prima dell'emergenza Covid carente per accogliere i pazienti in modo adeguato, sia per numero di medici e infermieri che per ampiezza delle sale di attesa.
L'emergenza sanitaria ha complicato le cose. È stato interdetto l'accesso ai volontari che si occupavano di una serie di attività indispensabili liberando il tempo dei sanitari per le terapie, che si sono trovati ulteriormente compressi anche da quelle. «È vero che il numero degli accessi ai servizi è stato ridotto in piena fase emergenziale - dice ancora Cenci -, ma ora i malati torneranno ad usufruire dei servizi di terapie e visite in numero consistente e con nuove enormi difficoltà. Le giuste istanze di distanza tra le persone non consentono di accogliere i numeri che già prima non era dignitoso accogliere in quella maniera: 150 pazienti al giorno. La conseguenza è trovare nuovi spazi adeguati ma anche assicurarsi che i previsti percorsi puliti per i pazienti oncologici non vengano mai sporcati, nemmeno per sbaglio, da infetti Covid. Serve vigiliare su questo così come ridurre lo stress cui sono sottoposti medici e infermieri. Noi, come associazioni, siamo disponibili a dare il nostro contributo: Fondamentale resta infine il diritto ed il ruolo dei familiari o amici che accompagnano i malati per cui riteniamo sia sacrosanto il diritto di essere considerati con una adeguata e sicura fruibilità degli spazi».