In dieci rischiano pene severe per insulti omofobi sui social

Pubblicarono post irripetibili a commento dei vari articoli di giornali online che due anni fa anticipavano l'edizione 2019 del Perugia Pride
Perugia

Sarà il giudice Margherita Amodeo a decidere sulle accuse di minacce, istigazione alla violenza, diffamazione e apologia del fascismo contestate dal pm Manuela Comodi, dopo la denuncia dell'associazione Omphalos.
Che tutte queste frasi, spesso irripetibili, le ha trovate a commento dei vari articoli di giornali online che due anni fa anticipavano l'edizione 2019 del Perugia Pride. Frasi che l'associazione Lgbti aveva immediatamente stigmatizzato insieme a tantissimi altri lettori c'è da dire -, arrivando senza paura alla denuncia alla polizia postale.
Come riporta oggi , gli screenshot degli insulti omofobi e le indagini per risalire agli autori nascosti dietro uno schermo hanno fatto il resto, fino alla richiesta di rinvio a giudizio per chi ha istigato tramite Facebook «alla persecuzione per motivi di genere sessuale, minacciato gravemente l'associazione Omphalos Aps, rappresentata da Stefano Bucaioni, organizzatrice dell'evento ed esaltato pubblicamente metodi del fascismo». 
Una diffamazione, in relazione alla persecuzione per motivi di genere sessuale prevista nello Statuto della Corte penale internazionale, passata anche tra i commenti al video promozionale della parata per «la libertà, l'autodeterminazione e l'uguaglianza dei diritti di tutti».
«Quando abbiamo ricevuto quei messaggi non ci abbiamo pensato due volte fu il commento di Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos, parte offesa nel procedimento con l'avvocato Saschia Soli per l'Avvocatura dei diritti Lgbti non è pensabile che si possa utilizzare una simile violenza in modo così gratuito e pensare di farla franca. Insultare le persone per il loro orientamento sessuale o per la loro identità di genere non può essere più considerata solo ignoranza. Il vero problema è che fin quando non ci sarà una condanna forte e unanime da parte di tutto l'arco politico e delle istituzioni, certe persone continueranno a sentirsi giustificate». Compreso chi risulta recidivo e adesso è tra i dieci che rischiano pene severe.