Omicidio Polizzi, per la Cassazione “Fu un'esecuzione brutale”

Rispedite al mittente anche tutte le doglianze contenute nel ricorso di Valerio Menenti
Perugia

L’omicidio di Alessandro Polizzi e quello tentato di Julia Tosti fu una “brutale esecuzione” preceduta da una “preparazione certosina dell’azione delittuosa”.
Come riferisce oggi , lo scrivono i giudici della quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui hanno rispedito in carcere Riccardo e Valerio Menenti. In 23 pagine, gli ermellini, spiegano che già la Corte d’Assise d’appello bene aveva fatto a non concedere le attenuanti generiche all’esecutore materiale del delitto, Riccardo. Secondo i giudici, i togati di secondo grado hanno infatti “correttamente valorizzato, ai fini del diniego delle circostanze attenuanti generiche, la gravità del fatto considerato nella sua globalità, all'uopo valorizzandone le modalità oggettive di commissione, tali da evidenziare la certosina preparazione dell'azione delittuosa, la brutale esecuzione (senza alcuna pietà per due giovani, che ignari dormivano all'interno della loro dimora) ed il consistente impegno da parte dell'autore nell'allontanare da sé ogni sospetto; a ciò dovendosi aggiungere il mancato riscontro nell'imputato stesso di un effettivo ripensamento critico circa il proprio operato, vieppiù deprecabile perché egli, sebbene dotato di una maggiore maturità, non aveva agito da freno rispetto ai proposti di vendetta esternati dal figlio Valerio”.
Rispedite al mittente anche tutte le doglianze contenute nel ricorso di Valerio Menenti: “La motivazione ostesa - sta scritto - dalla sentenza impugnata in punto di prova del concorso morale e materiale di Valerio Menenti nell'omicidio di Alessandro Polizzi, materialmente commesso dal padre Riccardo, è immune dalle censure che le sono mosse”. Boomerang della difesa anche sulla perizia chiesta e ottenuta per le condizioni di Valerio Menenti. “Gli accertamenti, disposti dalla Corte di assise di appello di Firenze sulle condizioni in cui Menenti versava il pomeriggio del 23 marzo 2013 e sulle terapie somministrategli in quell'arco temporale - sta scritto in sentenza - costituiscono, poi, pieno riscontro delle dichiarazioni di Boszo Alina, già ritenuta attendibile dalla Corte rescindente. Peraltro la testimone aveva riferito di particolari decisivi”.
Secondo i giudici infine, che valutano positivamente la sentenza dell’appello bis, “l'omicidio di Alessandro Polizzi è stato commesso, proprio nella notte tra il 25 e il 26 marzo 2013, allo scopo di precostituire all'imputato (Valerio, ndr) un solido alibi: questi, infatti, non avrebbe potuto dirsi partecipe dell'omicidio perché si trovava ricoverato in ospedale, dove, il giorno successivo, sarebbe stato sottoposto ad intervento chirurgico. Del resto la volontà di Valerio di precostituirsi un alibi rispetto agli accadimenti di quella notte aveva trovato conferma nel fatto che, alle ore 3,14,19 del 26 marzo 2013, egli si era fatto mandare un sms dalla fidanzata Federica Pagnotta, allo scopo di poter dimostrare in futuro di essersi trovato in ospedale”.