Omicidio Polizzi, attesa in serata la sentenza della Cassazione su Riccardo Menenti

I giudici della Suprema Corte chiamati a decidere quando l'assassino di Alessandro tornerà in prigione
Perugia

La famiglia di Alessandro Polizzi, ucciso nella notte tra il 25 e il 26 marzo del 2013 dovrà attendere fino a questa sera, giovedì 9 luglio, per sapere quale sentenza verrà emessa dai giudici di Cassazione nei confronti dell'assassino Riccardo Menenti, uscito dal carcere lo scorso 10 gennaio e ancora in libertà nonostante la condanna all’ergastolo per aver assassinato Alessandro e tentato l'omicidio della fidanzata Julia Tosti.
Il provvedimento è stato disposto dalla Corte d'Assise d'Appello di Firenze che aveva indicato nella sentenza emessa il 19 giugno del 2019  proprio nel 10 gennaio 2020 la data di scarcerazione qualora non fosse intervenuta nel frattempo una sentenza definitiva.
E così, grazie ai tempi della Giustizia italiana, visto che nel frattempo non c'è stata nessun'altra pronuncia, dopo i ricorsi in Cassazione presentati dagli avvocati di Riccardo e Valerio Menenti, l'omicida è potuto uscire di prigione.

Per l'omicidio di Alessandro Polizzi, compiuto a Perugia nel marzo del 2013, ucciso a 24 anni a colpi di pistola, nel giugno 2019  furono confermate le pesanti pene anche nel processo d'appello-bis celebrato a Firenze.
In quell'occasione a Riccardo Menenti, accusato di essere l'esecutore del delitto, venne confermato l'ergastolo e inflitto l'isolamento diurno di 18 mesi, mentre al figlio Valerio Menenti, che deve rispondere di concorso materiale e morale, la pena fu ridotta da 18 a 16 anni e sei mesi di reclusione. Quest'ultimo è libero per decorrenza dei termini. Il ragazzo è stato scarcerato nel maggio del 2019 in esecuzione di un’ordinanza emessa dal Tribunale del Riesame di Firenze. Un cavillo tecnico gli ha permesso la scarcerazione e dunque di non rientrerà in cella fino a quando la eventuale sentenza definitiva di colpevolezza passerà in giudicato.
A giugno, alla lettura del dispositivo, erano presenti i genitori di Alessandro Polizzi, affiancati dagli avvocati Giovanni Rondini e Nadia Trappolini.
In aula anche Julia Tosti, che si trovava con Alessandro, suo fidanzato, quando venne ucciso e fu ferita a una mano dal colpo di pistola sparato dall'omicida.
La giovane - parte civile tramite gli avvocati Luca Maori e Donatella Donati - è scoppiata in lacrime.
Il processo-bis si è svolto a Firenze dopo che la Cassazione aveva annullato le condanne stabilite dai colleghi di Perugia, Pm Antonella Duchini, affinché venissero valutate la sussistenza delle aggravanti dei futili motivi e la crudeltà ed eventualmente rideterminare la pena.

In quella occasione fu ricostruita in aula ancora una volta la dinamica dell'omicidio.

L'accusa ha più volte parlato di un’esecuzione. Uno sparo partito ad una distanza compresa tra i 40 e i 50 centimetri, come stabilito dal dottor Tagliabracci, esperto di genetica forense e di medicina legale chiamato a testimoniare dalla parte civile nel processo per la morte del giovane di Ponte San Giovanni.
Fu confermata dunque anche in quel processo d'appello la tesi della dottoressa Duchini.
Secondo quanto spiegato dal perito, nella logica delle possibili dinamiche dell’omicidio, il colpo non partì quindi durante una colluttazione.
Si trattò piuttosto di un colpo mirato, puntato e esploso per uccidere con sicurezza.


Mamma di Alessandro Polizzi:
“Riccardo Menenti non è pentito, per lui nessuna attenuante”

Lettera che Daniela Ricci, la madre di Alessandro Polizzi, ha scritto in replica alle parole di Riccardo Menenti, l’assassino che la notte del 26 marzo 2013 ha ucciso suo figlio con un colpo di pistola e che è stata pubblicata dal
Dopo la scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare, Menenti era uscito dal carcere in attesa dell’udienza in Cassazione, che si terrà oggi. 

Daniela Ricci*
Ho riflettuto molto a lungo se rispondere o meno all’ennesima provocazione, se abbassarmi a un livello tale da replicare ad soggetto col quale non intendo interloquire in nessun modo e per nessun motivo e sono giunta alla conclusione che il silenzio e l’indifferenza siano l’unica modalità, per me, di potermi confrontare con un assassino come Riccardo Menenti. 
Non spetta a me replicare alle bugie dichiarate con la solita arroganza e l’atteggiamento di supponenza tenuto durante tutto lo svolgimento del processo, alle falsità smentite da prove scientifiche sulle quali si è espressa anche la Cassazione. 
Non posso però accettare in nessuno modo, da cittadina, forse ancor prima che da madre, il tentativo di Riccardo Menenti di sminuire il proprio comportamento giustificandolo col fatto che voleva difendere il figlio; in primo luogo perché avrebbe dovuto essere lui, in prima persona, a rimproverare il figlio per i pesanti maltrattamenti nei confronti di Julia, in secondo luogo perché, per “chiarire”, come ha sempre sostenuto di avere voluto fare lui, il signor Menenti avrebbe potuto agire in molteplici altre forme e in altri momenti e non certo alle tre di notte, travisato, coi guanti e armato utilizzando il furgone perché convinto di poter riuscire a compiere un duplice delitto perfetto, tentativo non riuscito per l’inceppamento della pistola e per l’intervento provvidenziale del vicino di casa. 
Tengo particolarmente a ribadire ciò di cui rimango fermamente convinta, e cioè, che concedere ad una persona che ha messo in atto una vendetta senza aver mai mostrato nessun segno di pentimento perché convinto di essere nel giusto, qualsiasi forma di attenuante e sminuire così la gravità del suo comportamento, significherebbe legittimare la giustizia privata e creare un precedente gravissimo indegno di uno Stato di diritto. 
*Madre
di Alessandro Polizzi