Le imprese della Nuova Monteluce: «Faremo fallire il fondo»

Le imprese che hanno eseguito i lavori aspettano tre milioni di euro da due anni
Perugia

Il passaggio chiave suona più o meno così: «Alla fine saremo costretti a chiedere il fallimento del fondo, ce lo impone la legge».
Come riferisce oggi Il Messaggero, le parole arrivano forti e chiari dalle imprese che aspettano da due anni i soldi per i lavori fatti al comparto Monteluce. Niente soldi, imprese sull'orlo del fallimento perché dentro la crisi già ci sono.
E fa male il silenzio degli ultimi mesi che si abbina all'inchiesta della Corte dei Conti su una vicenda che ormai è un buco nero da cui sembra impossibile uscire. Il Fondo Monteluce finisce la sua vita a dicembre. C'era stata una moratoria fino all'inizio dell'estate, ma il tempo trascorso dentro al lockdown non è servito per trovare una soluzione. Con gli attori principali, Regione e Università e anche il Comune che pressando il fondo, ma la partita non si chiude.
«Solo silenzio, tanto silenzio da troppo tempo», dice senza andare oltre Mario Riccioni, il presidente del consorzio Monteluce, una trentina di imprese che non vedono la luce in fondo al tunnel.
Aspettano tre milioni di euro per aver messo cemento, fatto perforazioni, montato infissi, realizzato impianti elettrici. Tre milioni che non sono una tombola, ma non si trovano. E quelle parole legate al fallimento del fondo sono la mossa della disperazione di chi aspetta invano. Neanche l'ultima mossa ha sortito gli effetti sperati. Almeno sul fronte delle reazioni. L'ultima mossa, nel cuore dell'estate, quella di proporre una soluzione per uscire dal buco nero della Nuova Monteluce. Una proposta planata sui tavoli della presidente della Regione Tesei, del rettore Oliviero e del sindaco Romizi.
La prima mossa utile per uscire dalle secche e trovare i soldi per pagare le ditte è quella di vendere i parcheggi sotterranei che si trovano sotto la seconda piazza. Ma anche della casa della salute (che deve ospitare il distretto di via, XIV Settembre), l'interesse per la nuova sede dell'Istituto zooprofilattico «e la volontà (ufficialmente nota) da parte di Ater di acquisire immobili da cedere contestualmente ad altri Enti regionali, sono solo alcuni dei possibili scenari solutivi».
Secondo le imprese con queste mosse, verrebbero incassati i soldi che da due anni aspetta chi ha effettuato i lavori e non è stato pagato. Il passo indietro a metà estate è d'obbligo per ricordare come le imprese costituite nel Consorzio Monteluce Scarl, non se ne stanno con la mani in mano.
E sono in grado di mettere sul tappeto un mini piano che possa fra uscire il fondo dalle secche dei mancati pagamenti che bloccano non solo attività di chi ha lavorato, ma mette a rischio il posto di lavoro di tante famiglie. Una situazione che rischia il collasso da un momento all'altro visto che la crisi Covid19 non ha certo aiutato a trovare soluzioni per un comparto che da anni soffre. E l'operazione Monteluce finita dentro una lunga serie di crisi intrappolando non solo le imprese, ma anche il destino di una quartiere chiave per il futuro della città che non può permettersi la presenza di un'incompiuta.