Parla l'operaio no vax sospeso: "Sono senza stipendio ma non mi vaccino".

Ma l'azienda non arretra: “è dovere del datore di lavoro tutelare la salute dei dipendenti”
Perugia

“No, non mi vaccino. Ho paura. E’ un mio diritto non farlo. E non per questo posso accettare di essere stato sospeso senza stipendio, a tempo indeterminato, dalla ditta per cui lavoro da 19 anni. Farò tutto il possibile, a livello legale, per contrastare questa decisione che ritengo non solo ingiusta ma anche non fondata dal punto di vista normativo”.
La vicenda di Carlo Doganiero, operaio 43enne capo squadra della ditta del settore cartotecnico di Perugia che ha introdotto l’obbligo vaccinale in azienda, è riportata oggi dal .
Su 110 dipendenti, tre non hanno aderito e sono stati sospesi dal 23 agosto. Carlo è uno di questi. E’ stato il primo a subire il provvedimento di sospensione sine die, così come è stato il primo a rivolgersi a un avvocato per rispondere con una diffida al suo datore di lavoro. Diffida, si è appreso ieri, non solo respinta. Doganiero è stato oggetto un un ulteriore provvedimento disciplinare per aver sollevato anche problematiche relative alle sicurezza sul posto di lavoro. 
Lo dice lui stesso, intervistato nello studio della legale che lo assiste, Luisa Manini. “Mi accusano di aver lasciato il posto di lavoro per aver scattato delle foto, ma non è così”, continua Doganiero. Che continua a contestare il provvedimento sul vaccino mancato. “Ad inizio agosto, quando ero in ferie programmate, sulla bacheca dell’azienda è stata affissa una comunicazione in cui si diceva che ci non avesse prodotto la certificazione di avvenuta vaccinazione o, in alternativa, l’esenzione per motivi di salute o la prenotazione nell’hub vaccinale, sarebbe stato sospeso. Mi è sembrato un provvedimento abnorme. Poi è stato messo in pratica. Ma io non intendo vaccinarmi. Non mi ritengo un no vax ma voglio fare la cavia”, spiega ancora il lavoratore. Che ribadisce peraltro come lavori a distanza da 15 metri dagli altri colleghi e abbia 500 ferie da smaltire. Cioè a dire: non ci sarebbe un pericolo contagio e alla sospensione si poteva ovviare con le ferie pregresse. “Non c’è una fonte normativa che giustifichi questa sospensione”, spiega Manini. “Per questo abbiamo risposto con una diffida. Non si tratta di essere favorevoli o meno al vaccino, ma di discutere della legittimità del provvedimento e della discriminazione messa in atto. Per quanto mi riguarda è soprattutto una questione etica, di difesa dei diritti civili”. L’avvocato dell’azienda, contattato dal Corriere dell’Umbria, non commenta.

 Nella replica alla diffida inviata dal lavoratore viene specificato che non “si tratta di un provvedimento sanzionatorio sul fronte disciplinare” e che è dovere del datore di lavoro “tutelare la salute dei dipendenti”, citando il “principio di solidarietà collettiva”. Viene peraltro contestato che Doganiero lavori isolato. L’obbligo vaccinale viene fatto discendere dall’obbligo di green pass negli spazi al chiuso. “Come Doganiero ha assoluto diritto legale a non vaccinarsi, il datore di lavoro, quale proprietario dell’azienda e dell’immobile, ha il diritto di prenderne atto e ritenerlo inidoneo alla mansione, con conseguente sospensione”, scrive l’avvocato dell’azienda. Una questione che spetterà al giudice risolvere.