Musica medioevale con i Trobadores

Concerto A.Gi.Mus. nella chiesa di corso Bersaglieri
Perugia

Trovatori. Figure da leggenda. Giovani cavalieri, cadetti delle famiglie della piccola nobiltà, che percorrevano la strade di Galizia, Aquitania, Provenza in cerca di ospitalità nei castelli di provincia. In cambio intonavano melodie che inneggiavano alla munificenza del signore, inanellandone i meriti e descrivendo le grazie di sua moglie e la bontà del suo vino. A tempo scaduto, cambiavano sede, diffondendo indizi di microstoria ancora oggi preziosi. Vita venturiera ed errabonda, stigmatizzata anche da Dante Alighieri che, comunque, si considerava uno di loro.

Quando si parla di Alfonso di Castiglia, passato alla storia come “Il saggio”, allora si tratta di qualcosa di grosso: un re, uno di quelli della Reconquista, un sovrano imparentato con Federico di Svevia. Era nato nel 1221 e lo si ricorda ancora oggi per uno dei monumenti linguistici e musicali più cospicui dell’Europa delle origini, la cosidette “Cantigas de Santa Maria”.

Di questo ci hanno raccontato domenica pomeriggio i Trobadores, complesso strumentale e vocale ospite del festival “La grande musica al Borgo”, feconda iniziativa messa in atto dall’Agi.Mus. di Salvatore Silivestro, ancor più se possibile un re Mida della musica cittadina. L’associazione Borgo s. Antonio-Porta Pesa, rappresentata da uno dei suoi fondatori, Carlo Valiani, è il contenitore che, nel suo grande, umano abbraccio, ha consentito alla musica, sin dal 21 giugno, di tornare a respirare in un ambiente acustico che è un prodigio di funzionalità, in un contesto spaziale curato nei minimi particolari, dal distanziamento degli spettatori, alla tutela delle norme igieniche necessarie.

I Trobadores, attivi da almeno tre anni, sono una realtà in profonda ed evidente crescita, segnata da presenze a festival specialistici, firmatari della curatela di tutto l’apparato sonoro di Perugia 1416 e alla continua ricerca di una evoluzione che si è manifestata in tutta la sua concretezza in un pomeriggio in cui è sembrata sbocciare una nuova configurazione di una formazione cittadina dalle eccellenti peculiarità. Mettersi insieme in una quindicina, tutti giovani, affrontare un repertorio così antico e farsene credibili interpreti è un’operazione che richiede dedizione e passione. Se poi l’occasione è quella di presentare un disco inciso proprio nell’antica chiesa degli Olivetani, allora la presenza dei tanti spettatori, che colmavano tutti i posti disponibili e consentiti, legittimava la presenza dell’assessore Varasano e del prorettore dell’Università per Stranieri, Dianella Gambini.

Sotto la dizione di “Como santa Maria” i Trobadores hanno cantato nell’antico idioma galiziano, snocciolando le storie dei miracoli della Vergine Maria tramandati dalla tradizione popolare. Storie sante che si mescolano a episodi poco edificanti della vita di tutti i giorni, a ricordarci che, nel tredicesimo secolo si pregava cantando e si pensava in termini di fede su ogni accadimento del quotidiano. Ecco che, dopo l’intonazione “regia” di Alfonso che chiede assistenza alla Madonna, evocata come “Rosa das Rosas”, si susseguono, tra canti e accompagnamenti strumentali, i quadri di un vivere tra i pericoli e l’incertezza, anche se si deve raggiungere in pellegrinaggio il mitico monastero di Monserrat, settecento metri di altitudine da percorrere con fatica e abnegazione. C’è la celebre storia della Badessa incinta miracolata, il pittore che viene strappato dalle grinfie del demonio, il vino che appare miracolosamente sulla mensa del re di Inghilterra, il mendico ladro, i cavalieri predoni, perdonati anche loro dalla intercessione della Madre Celeste. Ma soprattutto vive il senso regale di un racconto che, attribuito a un sovrano, testimonia comunque il rispetto che si doveva a chi cantava e suonava nel contesto di un “Trobar” che era finissima qualità di un pensiero che sfiorava la laicità in un momento in cui la penisola iberica era alla ricerca di una su identità. Siamo grati ai Trobadores della lezione che ci hanno offerto. Buon gusto, misura interpretativa consona all’impegno, eleganza nel porgere un testo che ci appartiene storicamente come un palinsesto di valore incommensurabile. La voce di Carlo della Costa ha rievocato i testi di re Alfonso, commentando ogni singola storia. Tra liuto, tromba marina, arpa, salterio, viella e ribeca, flauti e bombarde di muovevano Luigi Vestuto il seniore del gruppo, Giordano Farina, Matilde Becherini, Asia Martoccia, Riccardo Bernardini, Luca Ottavi, Francesca Austeri e Roxana Elena Brunori. Le voci femminili erano quelle di Rebecca Malizia, Maria Sole Aristei, Sabrina Alunni, Chiara Diegoli e Jennie Sabati.
    Stefano Ragni