A Borgo Sant’Antonio, concerto di Rosalba Petranizzi e Eugenio Becchetti

Chiude il concerto Rosalba con l’Ave Maria di Saint-Saëns
Perugia

Il presidente dell’Associazione Borgo s. Antonio-Porta Pesa, Francesco Pinelli, non potrebbe essere stato più chiaro: per la seconda volta la stagione di concerti La grande musica classica al Borgo ha aperto le sue porte al pubblico sfidando le paure dell’epidemia. In perfetta sicurezza, maschere, guanti, sanificazione e temperatura ieri pomeriggio sono entrati in molti nella chiesa di s. Antonio di corso Bersaglieri per ritrovarsi, come successe il 20 giugno scorso, in una concordia di suono e canto che mai come in questo momento ha squillato del timbro dell’umanità. Nei mesi di clausura qui al Borgo non sono stati con le mani in mano. Il presidente Pinelli addita l’altare di santa Francesca Romana privo della sua tela secentesca. E’ semplicemente perché è in restauro. Analogamente le formelle lignee che fanno d piedistallo agli Angeli del Dottori. Gli originali sono stati trafugati, ma, da una fotografia dell’epoca dell’affresco (1946), una borgaiola sta ridipingendo le immagini originali. E c’è di più: le offerte per l’ingresso al concerto saranno finalizzate al restauro della pavimentazione del chiostro, anche questa secentesca.

E il presidente Pinelli ha ricordato come l’inizio di questo ripristino di una chiesa cittadina che a ogni occasione svela un suo tesoro abbia un nome, quello dei fratelli Becchetti che, per primi, anni fa, si rimboccarono le maniche per sottrarre l’antico tempio degli Olivetani dal degrado a cui era stato sottoposto. Ora. per la circostanza del concerto sarà Eugenio Becchetti a prodursi sulle tastiere dei suoi strumenti che presto saranno oggetto di musealizzazione per la loro preziosità storica. Accanto a lui la moglie, Rosalba Petranizzi, cantante di vaglio, borgaiola da sempre, maestra del neo costituito coro della comunità e allevatrice delle api che sono state collocate in alveari appena fuori le mura. Dopo tutto questo buon parlare saremmo stati pronti per la musica ma c’era ancora un passaggio. Lo ha annunciato l’assessore alla Cultura Leonardo Varasano, quando ha preso la parola per sottolineare il forte legame che unisce l’amministrazione comunale al Borgo, luogo di esperienze umane di raro spessore. E c’è ancora una notizia da dare al pubblico. Il demiurgo dei concerti del Borgo, Salvatore Silivestro, presidente dell’AGiMus ha ricevuto dalla sua città natale, Reggio Calabria la massima onoreficenza che il capoluogo dello stretto conferisce ai suoi cittadini, il Giorgino d’Oro. Da san Giorgio Morgeto, luogo che ha dato i natali a anche a Francesco Florimo, amico e biografo di Bellini, Silivestro, ha compiuto la sua parabola artistica nella nostra città, che, come asserisce l’assessore Varasano, non mancherà di esprimergli analoga gratitudine.

Terminata la lunga sessione introduttiva il concerto ha avuto inizio nella consolle dell’organo Mattioli del 1654, la voce più preziosa che la chiesa di corso Bersaglieri possa offrire alla storia della città. Dopo un iniziale dittico Sweelinck – Viadana, i due artisti sono scesi in pedana per dare inizio a una esposizione di pagine piuttosto rare del repertorio. Era questo il caso dell’aria dal Polifermo di Niccolò Porpora, il maestro napoletano che creò per la storia del canto il prodigio di Farinelli. Di lui Rosalba ha intonato una bellissima e frastagliata aria, Alto Giove, di forte spessore drammatico. Quella di Rosalba è una voce piuttosto corposa, congeniale per la espressività, condizione che si è rinnovata nel dittico di Tosti, su poesie di D’Annunzio. Qui con Eugenio alla tastiera del Bechstein le Canzoni di Amaranta, una delle più belle realizzazioni nate dalla collaborazione tra i due illustri abruzzesi hanno saputo rinnovare quella atmosfera di Belle Epoque che era stato evocato già dal precedente Foglio d’album di Puccini, una delle rare esternazioni strumentali del grande maestro lucchese. E visto che si passava di rarità in rarità, cosa che spesso accade nei concerti di Becchetti, come era stato nella fuga a tre voci di Kirnberger, il fidato famulus di Bach, ecco il musicista spostarsi sull’harmonium americano dei primi del Novecento per ricordarci che siano di fronte a uno strumento di forte originalità, con possibilità timbriche che nessuno si aspetta. L’Andantino di Cesar Franck, partito come un motivetto di Piovani, ha acquisito nel corso della sua esposizione, una caratura di forte intensità, raggiungendo i toni della perorazione, perfettamente amplificata dall’ottima fattura dello strumento. Anche in questi caso, se si raggiungerà l’ambito meta della musealizzazione, saremo comunque di fronte a strumenti perfettamente in grado di suonare. Un valore aggiunto, senza dubbio.

Chiude il concerto Rosalba con l’Ave Maria di Saint-Saëns. Siamo nell’anno centenario della nascita di questo straordinario musicista francese che seppe esprimere al massimo la sua elegante nozione di raffinatezza, un Proust da salotto, con intelligenza e quel sottile velo di amarezza che è proprio di chi deve forzare la sua natura per essere sempre all’altezza della preconizzata genialità.

C’è molto affetto intorno a questo concerto e i due artisti si congedano dal pubblico con una fuori programma, quella Vucchella di Tosti-D’Annunzio che è forse l’omaggio più bello che la musica e la poesia abbiano saputo tributare alla bellezza della donna che sfiorisce. Una melodia che è un vapore e un pianoforte che inanella arabeschi di rimpianto. Applausi che non vorrebbero terminare, ma è il momento di uscire e di immergersi nel frastuono dei clacson che festeggiano l’affermazione del Perugia Calcio. Un altro tipo di umanità, ma analoga la gioia di tornare a vivere.

 Stefano Ragni