Nuova Monteluce, si lavora sull'ipotesi di una vendita a pezzi, c'è un acquirente

Si sono incontrati Regione, Università, Gepafin e amministratore del fondo
Perugia

Regione, Università, Gepafin e amministratore del fondo si sono incontrati per confrontarsi sul caldo tema di Monteluce.
Per ora non è stato trovata una soluzione per evitare il default, anche se i quotisti hanno registrato la possibilità da parte del gestore (Bnp Paribas) a verificare soluzioni alternative, come la vendita in blocchi separati del comparto oggi occupato solo in parte da uffici comunali, un supermercato e una palestra. Tutto ruota attorno al mancato trasferimento della casa della salute della Usl 1 (in via XIV Settembre) a causa del ritardo della consegna dei lavori. Lavori che sono ancora da completare, costo quattro milioni di euro.
Come riporta oggi , dal confronto è emerso che, prima del lockdown, una società di parcheggi della Capitale ha formulato disponibilità scritta a trattare l’acquisto del parcheggio interrato da oltre trecento posti auto, più la parte commerciale non residenziale. La stessa società non più tardi di un mese fa è tornata alla carica partecipando ad un incontro in Comune per valutare la praticabilità dell’operazione. Sul piatto otto milioni di euro. Ma la richiesta è stata di tre volte superiore, stando alle indiscrezioni. E non se ne è fatto nulla. Anche perché i delegati capitolini hanno chiesto assicurazioni sul trasferimento delle strutture Usl, per avere una base di flussi di traffico su cui contare. La limitrofa clinica Porta Sole, che necessita di spazi per la sosta, non ne occuperebbe più di cento. Sull’acquisto dell’immobile - ancora da completare - da parte dell’azienda sanitaria c’è però il rischio revocatoria da parte dei creditori. Ossia banche e imprese. Fino a quando non si troverà una bardatura legale per evitarla, uno scudo sul patrimonio. Ipotesi difficilmente percorribile. Anche perché il tempo stringe: l’assemblea dei soci è stata rinviata al 15 luglio ma due settimane passano presto, soprattutto se tra le parti non c’è unione di intenti. L’altra possibilità è una liquidazione controllata del fondo che soddisfi i creditori, con una quota di circa quattro milioni di euro, per poi andare allo stesso modo a un frazionamento degli immobili da vendere separatamente, in un progetto che coinvolge imprese locali e Comune di Perugia. L’Università sarebbe disponibile al trasferimento di due dipartimenti. Al momento della costituzione del fondo immobiliare chiuso, nel 2006, il valore complessivo delle quote era di 52.150.000 euro. Ora si è azzerato. “Il valore complessivo netto del Fondo di classe B, così come il valore unitario di ciascuna delle quote di classe B, è nullo”, è scritto nella relazione dell'anno scorso. Comunque vada a finire, date queste premesse, sarà un’operazione a perdere. Aspettando una fumata bianca entro e non oltre il 15 luglio.