In Umbria sospesi dall'Ordine sette medici no vax

Si tratta di professionisti che operano in strutture pubbliche e private, sei sono della provincia di Perugia e uno del Ternano
Perugia

In Umbria sette medici sono stati sospesi dall’Ordine professionale per inosservanza dell’obbligo di vaccinazione.
Come riporta oggi si tratta di camici bianchi che operano in  strutture pubbliche e private, sei sono della provincia di Perugia e uno del Ternano.
Ulteriori accertamenti sono invece in corso da parte degli Ordini professionali per chiarire la posizione di decine di iscritti dopo l’invio da parte della Asl di un elenco di medici non immunizzati, 56 solo per la provincia di Terni.
Le posizioni vengono vagliate una ad una, in maniera estremamente rigorosa: la sospensione, infatti, porta allo stop dell’attività lavorativa, anche da libero professionista. E non sono mancati i casi in cui i medici, soprattutto giovani specializzandi, siano risultati inadempienti mentre invece si erano immunizzati in altra regione.
Verena De Angelis e Giuseppe Donzelli, rispettivamente presidente dell’Ordine dei medici per la provincia di Perugia e di Terni, mantengono la massima prudenza. Ma nel caso dei no vax convinti scatta la linea dura, come prevede la legge. “Il medico che oggi non crede nella vaccinazione non è un vero medico - evidenzia il presidente Donzelli - Il vaccino è l’unica arma che abbiamo per salvarci da questo virus, tranne casi eccezionali dobbiamo essere intransigenti. Come medici abbiamo non solo un obbligo legale ma anche morale”. 

Giovedì scorso dall’ospedale di Perugia sono stati sospesi 35 sanitari (9 poi reintegrati perché non era stata comunicata l’avvenuta vaccinazione) mentre il Tar dell’Umbria, nei giorni scorsi, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un centinaio di esercenti professioni e operatori sanitari, impegnati in strutture pubbliche e private, farmacie, parafarmacie e negli studi professionali contro le due Usl umbre con cui chiedevano l’annullamento di tali atti, “previa la loro sospensione cautelare”, sostenendone l’illegittimità “per molteplici ragioni”. Il Tar ha ritenuto infondate le loro eccezioni.