Perugia – Totosindaco Pd 3 – Prime fughe dalla candidatura

In un Pd "sull'orlo di una crisi di nervi", Cernicchi pensa al ritiro e Fassino ad un candidato “che viene da fuori”. Non sarà Marina Sereni?
Perugia

Di Ciuenlai - Quello che sta succedendo nel Pd umbro è qualcosa di più di una semplice diatriba tra il Sottosegretario all'Interno Giampiero Bocci – e il Segretario Regionale Giacomo Leonelli.

E' lo specchio di un partito in crisi di identità, di rappresentanza, di iscrizioni e di militanza attiva. Un partito in subbuglio soprattutto per la restrizione drastica di quel sistema di potere che gli permetteva di mascherare le sue magagne e di conservare un ampio consenso.

Basta leggere due numeri per rendersene conto. Per la prima volta nella storia dell'elezione diretta della Regione la coalizione di maggioranza è scesa abbondantemente sotto il 50%. Catiuscia Marini è stata salvata da una delle peggiori leggi elettorali della storia repubblicana. Il Pd tiene ancora a Terni, ma frana pesantemente nel territorio di Perugia dove il 52,3% della popolazione è governato da Giunte Comunali senza il Pd. Una percentuale che, a guardare i risultati delle regionali, potrebbe aumentare visto che in fior fiore di comuni ex “Rossi”, a cominciare da Marsciano, i democratici non sono più maggioranza. A questo aggiungete che le Province sono più un problema che una risorsa, che i consiglieri sono stati ridotti e che il sottogoverno fatto di aziende, enti, entini ed entetti, si sta riducendo a vista d'occhio per mancanza di grana. Loro fanno finta di niente e l'unica cosa che sanno fare è scannarsi per accaparrarsi “l'Isola che non c'è”.

La minoranza, per bocca di Solinas, strepita contro i “Cattoreazionari”, dimenticando che sono stati proprio loro a volere il Pd infilandoci dentro tutti i democristiani possibili e immaginabili. Adesso si accorgono di aver fatto la figura dei pifferai che andarono per suonare e furono suonati. Tuonano contro le correnti e poi, per coerenza, organizzano una festa di corrente; la loro. Il tutto per garantire a Solinas una posizione di rilievo nella corsa a candidato sindaco per Perugia. Un ruolo che a tre anni e passa dalle elezioni, Leonelli e compagnia non negano a nessuno. Manca una qualsiasi strategia e il declino continua ed è visibile ad occhio nudo. Declino che avrebbe portato possibili concorrenti di Solinas, come Andrea Cernicchi e lo stesso Tommaso Bori, a pensare di abbandonare, fin da ora, la “disfida” di Perugia. “In queste condizioni chiunque vinca farà solo il candidato di bandiera – avrebbe confidato Cernicchi agli amici più stretti – perchè la riconferma di Romizi non è un'ipotesi, ma una certezza”.

E di questo si sarebbero accorti anche i dirigenti nazionali del Pd. Raccontano che in una riunione riservata degli amministratori democratici dell'Anci, il Presidente Piero Fassino, avrebbe testualmente detto che nel capoluogo umbro “bisogna pensare alla candidatura di uno che viene da fuori”. Se è un'ipotesi seria o il solito ed immancabile “endorsement” alla “fedelissima” Marina Sereni, lo sapremo all'inizio dell'anno prossimo, quando il nodo primarie verrà sciolto dalla Direzione Nazionale del partito.