Palamara e soci puntavano a “prendere” Perugia e Brescia

Lo scandalo senza fine di “Magistratura connection”
Perugia

Di Alberto Laganà - Il cuore del progetto dei signori delle nomine in magistratura puntavano a mettere uomini di fiducia a Perugia e Brescia, che sono le procure che si occupano per competenza dei magistrati romani e milanesi ed ecco perchè un personaggio come Paolo Ielo era visto come il fumo negli occhi e doveva essere neutralizzato.

Per gli smemorati Ielo è stato particolarmente attivo nel contrasto dei fenomeni corruttivi. L’arrivo dell’ex pm milanese Paolo Ielo, l’attuale titolare del fascicolo sul progetto di nuovo stadio per la A. S. Roma, ha certamente contribuito a questo significativo cambio di rotta. Diventato aggiunto a Roma, Ielo è il capo del dipartimento reati contro la Pubblica amministrazione. Con i colleghi Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli ha coordinato l’inchiesta “Mafia Capitale”.

L'assemblea di Palazzo dei marescialli, svoltasi ieri, si è aperta con le autosospesioni di 4 consiglieri togati: Antonio Lepre e Corrado Cartoni, entrambi di Magistratura Indipendente, non indagati, i quali avrebbero partecipato con Palamara a incontri con l'ex sottosegretario e Cosimo Ferri (Pd) in cui si discuteva della nomina del procuratore di Roma. Morlini e Criscuoli hano fatto un passo indietro poco prima dell'inizio della riunione.

Secondo il vice presidente del Csm Ermini, che ha concordato il suo discorso con il presidente della Repubblica, “il Csm e la magistratura hanno al loro interno gli anticorpi necessari per poter riaffermare la propria legittimazione agli occhi di quei cittadini nel cui nome sono pronunciate le sentenze. Può continuare a svolgere le funzioni affidategli purché la reazione a condotte indiscutibilmente non compatibili sia chiara, rapida e non suscettibile di fraintendimenti. E io credo che così sarà perché il Csm e la magistratura hanno al loro interno gli anticorpi necessari per poter riaffermare la propria legittimazione agli occhi di quei cittadini nel cui nome sono pronunciate le sentenze. Per le nomine del futuro ogni determinazione venga assunta al riparo di interessi esterni ed al solo fine di assicurare l’efficienza e la conformità a Costituzione della attività giurisdizionale. Le nomine dei capi degli uffici giudiziari siano effettuate attraverso la rigorosa osservanza del criterio cronologico, fuggendo la tentazione di raggrupparle in delibere contestuali che inducano il sospetto di essere state compiute nell’ambito di logiche spartitorie o non trasparenti”.

Pesante è l’intervento di Giuseppe Cascini, consigliere eletto da Area, la corrente di sinistra delle toghe. “L’unica vicenda che mi pare assimilabile, sotto più aspetti – ha detto – a quella che stiamo vivendo in questi giorni è quella dello scandalo P2 dei primi anni ’80 del secolo scorso. Abbiamo bisogno del sostegno e dell’aiuto del Presidente della Repubblica al quale chiediamo di non lasciarci soli in questo drammatico momento, l’attacco al sistema che viene dall’esterno, da centri di potere occulti che operano fuori dell’istituzione, è stato possibile solo a causa dell’indebolimento del ruolo del Consiglio, reso permeabile e incapace di resistere alle tante pressioni, interne ed esterne. È un errore descrivere questa vicenda come una guerra tra correnti. Le correnti, come ha ben scritto la segreteria di Unicost nel suo documento della scorsa settimana, sono le vittime di una vicenda connotata da individualismo, smania di potere, intolleranza alle regole”.

Il plenum del Palazzo dei Marescialli ha approvato un documento finale. “È una vicenda che ci chiama in causa tutti e che impone a tutti un serio, profondo, radicale percorso di revisione critica e autocritica, di riforma e autoriforma dell’autogoverno, dei metodi di selezione delle rappresentanze, dell’etica della funzione. La delicatezza della situazione impone di eliminare ogni ombra sull’istituzione di cui siamo componenti, che deve essere e apparire assolutamente indipendente. Non possiamo accettare comportamenti, non importa se penalmente irrilevanti, che gettino discredito sull’Istituzione in cui si incarna la magistratura italiana; riponiamo rispetto e fiducia nell’operato dell’autorità giudiziaria che sta procedendo e auspichiamo che gli accertamenti in corso si concludano con la massima celerità. Ma sin da ora vogliamo sottolineare che quanto è emerso è indicativo di comportamenti da cui intendiamo con nettezza prendere le distanze, non ci riconosciamo in condotte che cercano consensi.