Magistratura connection, messo il silenziatore ai media

Alcune procure interessate potrebbero e dovrebbero intervenire
Perugia

Di Alberto Laganà - Le procure di Firenze, Brescia, Napoli e Genova sono state chiamate molte volte in causa dalle intercettazioni su Lotti e Palamara ma non si ha notizie di loro interventi chiarificatori sulle vicende che le chiamano in causa.

E' preoccupante poi che l'unico magistrato a fare da capro espiatorio sia Palamare mentre i compagni di merende restano nell'ombra in attesa che la bufera passi e tutto si dimentichi, aiutati dalla stampa di regime che parla di tutt'altro.

Una costante ormai assodata era la prassi di incontri notturni in hotel lontano da sguardi indiscreti e lì si decideva chi erano i buoni ed i cattivi che contrastavano i loro interessi. I più 'cattivi' erano Paolo Ielo che aveva inviato l'esposto a Perugia su Palamara e i giudici di Firenze che avevano inquisito la famiglia Renzi difesi a spada tratta da Luca Lotti.

Ma dietro queste manovre di magistrati, più che altro preoccupati per le loro carriere c'è lo scandalo mostruoso della Consip che vede invischiato proprio il pupillo di Renzi Lotti e che potremmo sintetizzare come lo scontro delle due anime del Pd.

Per capirne di più riportiamo un'inchiesta da controinformazioneweb diretto da Luciano Lago ex senatore della Lega.

'Proviamo ad accendere una luce nella vicenda Consip. Il primo marzo del 2017, l’imprenditore Alfredo Romeo viene arrestato con l’accusa di corruzione in relazione all’appalto Fm4, una gara di appalto del valore di 2,7 miliardi relativa al 2014 e divisa in vari lotti. La corruzione è relativa alla consegna di una somma di denaro a un dirigente della Consip, Marco Gasparri.

Secondo l’accusa Romeo avrebbe versato a Gasparri 100 mila euro. Nel procedimento risultano indagati tra gli altri il Ministro Luca Lotti per favoreggiamento e rivelazione di segreto istruttorio, mente Tiziano Renzi, padre di Matteo Renzi è accusato di traffico di influenze illecite.

La Consip è la concessionaria dei servizi informativi pubblici, si tratta della centrale di acquisti della pubblica amministrazione. La legge che la istituisce prevede che operi nell’esclusivo interesse dello Stato che è il suo unico azionista attraverso il Ministero dell’Economia. E’ la Consip che bandisce le gare per gli appalti pubblici.

Il Ministro Lotti risulta indagato in seguito all’interrogatorio di Luigi Marroni, amministratore delegato della Consip, nominato dal governo Renzi, ma in quota a Enrico Rossi uno degli scissionisti del Partito Democratico che hanno creato Mdp. I magistrati volevano sapere da Marroni chi avesse informato la Cosip della microspia che poi fu rinvenuta in una delle stanze e installata dalla Procura. Insieme a Lotti sono indagati due generali dei carabinieri.

Sembra che messo alle strette dagli inquirenti sulla bonifica della Consip, Marroni abbia detto chi gli avesse detto dell’esistenza di una indagine e della relativa microspia. Si tratta di una situazione al limite del surreale, perché Luigi Marroni, continua ad essere a capo della Consip ed è l’accusatore di Lotti e dei due generali dei Carabinieri che hanno tutti smentito un loro coinvolgimento.

C’è solo la parola di Marroni contro quella di Lotti e dei due alti ufficiali dell’Arma che, se non fossero coinvolti, significherebbe che a capo della centrale acquisti dello Stato che controlla 50 miliardi di spesa pubblica, ci potrebbe essere un funzionario infedele. Inoltre, come già detto, al contrario di quanto affermano i giornali e i media italiani, Lotti e Marroni fanno riferimento a due diverse “fazioni politiche” oggi in assoluto contrasto.

Luigi Marroni infatti è l’ex assessore regionale della giunta guidata da Enrico Rossi, entrato in contrasto con l’ex segretario del Partito Democratico Matteo Renzi. Rossi è a capo insieme ad altri di una scissione che ha avuto rilevanza europea e sulla quale si è espresso perfino il leader del PSE deprecandola con toni piuttosto aspri.

Se invece avesse ragione Luigi Marroni ci troveremmo d’innanzi a uno scandalo di proporzioni mai viste in quanto coinvolgerebbe i più alti vertici dell’Arma dei Carabinieri, oltre che al governo, in pratica minerebbe le fondamenta stesse dello Stato democratico con implicazioni difficili da definire.

Va detto che il comandante generale Tullio del Sette si è presentato in procura, negando di aver mai rivelato alcunché al presidente della Consip Luigi Ferrara. Ferrara, a sua volta ha ammesso di aver avuto un colloquio con il generale ma che lo avrebbe soltanto messo in guardia dall’ incontrare l’imprenditore Alfredo Romeo.

Altro particolare inquietante è che nel momento in cui Luigi Marroni ha fatto bonificare la Cosip e la microspia è stata rinvenuta, non ha ritenuto di dover chiamare la Polizia.

Per quello che riguarda Tiziano Renzi invece è ancora più aleatoria e si basa su ipotesi senza riscontri rispetto a telefonate fatte da Carlo Russo, un altro imprenditore. Il suo telefonino è intercettato. Riceve una telefonata da parte di Roberto Bargilli, assessore nel Comune di Rignano sull’Arno del PD.

“Scusami ti telefonavo per conto di babbo…Mi ha detto di dirti di non chiamarlo e non mandargli messaggi”. Russo senza chiedere nulla risponde: “Ok, ok…va bene. Ciao, grazie”.

Secondo gli inquirenti “babbo” sarebbe Tiziano Renzi inquanto Rignano sull’Arno è il paese di Matteo Renzi e Roberto Bargilli è quello che durante le primarie del 2012 guidò il camper con cui Matteo Renzi girò l’Italia.

Lo stesso giorno Tiziano Renzi si mette in macchina, arriva all’aeroporto di Fiumicino e parla con una persona che gli investigatori dell’Arma non hanno identificato per parlarci per circa tre quarti d’ora di qualcosa di cui gli inquirenti non sanno nulla.

In un’altra telefonata sempre Carlo Russo chiama la sig Laura, moglie di Tiziano Renzi. Lei gli dice ha bisogno di parlargli, Russo dice che può farlo domani ma prima di fissare l’orario la donna chiede conferma a qualcuno vicino a lei che, sempre secondo gli investigatori è “con molta probabilità” il padre di Matteo Renzi.

Nell’inchiesta ci sono anche altri brandelli di conversazioni. Matteo Renzi viene citato in una conversazione tra Carlo Russo e l’imprenditore Romeo a proposito dell’acquisto de l’Unità. In altre Romeo chiede più volte a russo di fargli incontrare Luca Lotti e propone perfino una cena in un suo ristorante di lusso a Napoli e chiede tanti altri appuntamenti. Russo in quelle conversazioni lo rassicura sempre “Lo facciamo, facciamo tutto, avvocato”. Ma di quegli appuntamenti o cene non c’è nessuna traccia e il fatto che chieda continuamente di incontrare Lotti semmai dimostra il contrario, che quegli incontri non sono mai avvenuti.

Silvio Gizzi, amministratore delegato della Società Grandi Stazioni in un’altra telefonata dice a Romeo: “Ho fatto il conto di calcolare quel 2 o 3 per cento…è una cosa che abbiamo già in tasca…il resto…lei ha voluto fare l’accordo quadro… a me mi sta benissimo”.

Secondo gli inquirenti l’accordo è quello sintetizzato in due diversi biglietti, scritti in momenti diversi da Romeo, dove è scritto “3° mila per mese” vicino alla sigla “T.” e “5 mila ogni due mesi” per “RC”. Sono la prova “schiacciante”, gli ormai famosi “pizzini” di cui tutti parlano.

La sigla “T.” secondo i magistrati inquirenti sta per Tiziano, mentre “RC” potrebbe essere Russo Carlo ma anche Russo Consulting, potrebbe, come potrebbe trattarsi di altro.'