Relazione Dia: “Infiltrazioni criminali in Umbria nel gioco illegale”

Lo ricorda la relazione della Direzione Investigativa Antimafia relativa al secondo semestre 2018 e trasmessa in Parlamento.
Perugia

 «Non sono da sottovalutare i segnali di infiltrazioni della criminalità organizzata pugliese e lucana verso il territorio umbria», come testimonia «l'indagine 'Ndrangames che ha colpito l'operatività del clan potentino Martorano-Stefanutti, individuandone le connessioni operative con la 'ndrangheta del crotonese nel settore del gioco illegale».
   Lo ricorda la relazione della Direzione Investigativa Antimafia relativa al secondo semestre 2018 e trasmessa in Parlamento.
   «In quel contesto, era stato disposto il sequestro preventivo di apparecchiature elettroniche installate da società riconducibili agli indagati e collocate, tra l'altro, anche presso tre esercizi pubblici della provincia di Perugia».   
   L’operazione ’Ndrangames risale al marzo 2017 quando la Procura di Potenza scoprì almeno tremila slot illegali piazzate dai clan calabresi e lucani in tutta Italia. 
Le indagini furono svolte tra il 2012 e il 2015, con un coordinamento investigativo con le Dda di Catanzaro e Bologna.
 Le slot sono state scoperte in Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Lazio, Marche, Sardegna, Campania, Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia. Secondo le stime degli investigatori, il guadagno annuo ammonterebbe a circa 593 milioni di euro. I clan avevano anche cercato “agganci” in tutto il Paese per ripulire tale massa di denaro sporco. 
L’indagine portò a 19 ordinanze di custodia cautelare.