Da almeno 20 anni la ’Ndrangheta “inquina” l’Umbria

Come i tentacoli della mafia calabrese avvolgono la nostra regione in un abbraccio mortale
Perugia

E così viene fuori quello che da tempo le nostre testate hanno sempre evidenziato e denunciato. Sia con il quotidianodellumbria.it, che con il periodico Umbria Settegiorni, con tanti e reiterati servizi dedicati a questa “presenza” minacciosa nella nostra regione, è stato messo in evidenza da tempo come “I tentacoli della mafia avvolgono l’Umbria in un abbraccio mortale”. In un articolo apparso sulla nostra rivista l'aprile scorso si evidenziava come le indagini dei Ros, gli arresti e i procedimenti in atto, la dicevano lunga sul come la ’Ndrangheta si era ormai radicata su tutto il territorio regionale.
Veniva citata l’operazione dei carabinieri denominata “Quarto Passo” che portò a 61 arresti sul territorio, e che di fatto confermava la capacità della malavita organizzata di replicare fuori dalla Calabria i propri modelli criminali, mantenendo saldi collegamenti con le cosche di origine ed infiltrandosi nel tessuto economico e sociale con modalità tipicamente mafiose. Adesso a conferma delle tante “metastasi” presenti nella nostra regione, arriva come uno tsunami l'operazione “Infectio” e “Core Business” messa in atto dalla Polizia e dalle procure di Catanzaro e Reggio Calabria, da cui emergono in modo “significativo” le tante infiltrazioni sul sistema economico locale. L'inchiesta, che ha portato all'arresto di 27 persone, (20 in carcere e 3 ai domiciliari) e alla confisca di circa 10 milioni di euro nei confronti di presunti appartenenti alle cosche Trapasso e Mannolo di San Leonardo di Cutro e Commisso di Siderno, rivela in tutta la sua portata il sodalizio criminale che ha inquinato il tessuto economico attraverso la predisposizione di società, spesso intestate a prestanome o a soggetti inesistenti, in grado di offrire prodotti illeciti (in primis fatture per operazione inesistenti) a favore di compiacenti imprenditori.
Gli inquirenti hanno ricostruito un meccanismo fraudolento messo in opera essenzialmente da Giuseppe Benincasa e Pasquale Nicola Profiti, entrambi accompagnati in carcere, che fa leva sulla costituzione delle cosiddette “cartiere”, ossia società vuote, intestate a prestanome nullatenenti: tra queste anche le tre società umbre al centro del sequestro preventivo disposto con ordinanza dal gip Paola Ciriaco, ossia la Stop line srl di Marsciano, Biemme srl di Torgiano con terreni a Norcia e la N20 srls di Corciano.
Con questo stratagemma sarebbero state ottenute cospicue somme di denaro attraverso «cinque truffe al sistema bancario realizzate dagli indagati in danno di Unicredit, Bper, Banca popolare di Sondrio, Banca Ifis, Mps, per 700 mila euro». Per il gip l’indagine ha permesso anche di individuare la «destinazione finale delle somme così fraudolentemente carpite che in più occasioni sono state trasferite su conti esteri riferibili agli indagati, che poi lo ritiravano dall’Italia utilizzando carte di pagamento estere».
Non solo intimidazioni, droga e armi clandestine. Ci sono anche cinque truffe con le “cartiere” umbre ad altrettante banche per un valore di circa 700 mila euro al centro dell’inchiesta Infectio della Dda di Catanzaro che all’alba di giovedì ha arrestato 27 persone considerate appartenenti alle cosche Trapasso e Mannolo di San Leonardo di Cutro e Commisso di Siderno, sequestrando beni per un valore di circa 10 milioni di euro.
Gli inquirenti hanno ricostruito un meccanismo fraudolento messo in opera essenzialmente da Giuseppe Benincasa e Pasquale Nicola Profiti, entrambi accompagnati in carcere, che fa leva sulla costituzione delle cosiddette “cartiere”, ossia società vuote, intestate a prestanome nullatenenti: tra queste anche le tre società umbre al centro del sequestro preventivo disposto con ordinanza dal gip Paola Ciriaco, ossia la Stop line srl di Marsciano, Biemme srl di Torgiano con terreni a Norcia e la N20 srls di Corciano.
Con questo stratagemma sarebbero state ottenute cospicue somme di denaro attraverso «cinque truffe al sistema bancario realizzate dagli indagati in danno di Unicredit, Bper, Banca popolare di Sondrio, Banca Ifis, Mps, per 700 mila euro». Per il gip l’indagine ha permesso anche di individuare la «destinazione finale delle somme così fraudolentemente carpite che in più occasioni sono state trasferite su conti esteri riferibili agli indagati, che poi lo ritiravano dall’Italia utilizzando carte di pagamento estere».
Insomma, fra collisioni con la politica e con sistemi di potere locali, emerge in tutta la sua drammaticità un sistema criminale, fratto di estorsioni e di violenze, che dura almeno da venti anni.  

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Gli arrestati della cosca Commisso di Siderno

Cosimo Commisso, nato a Siderno, 69 anni; Francesco Commisso nato a Locri, 36 anni; Antonio Rodà nato a Bianco, 65 anni; Giuseppe Minnici, nato a Caraffa del Bianco, 69 anni

Tutti i nomi dei fermati

In carcere: Sherif Arapi, nato a Durazzo, 29 anni; Giuseppe Benincasa, nato a Cerenzia, 66 anni; Ilirjan Cali, nato a Durres, 42 anni; Mario Cicerone, nato a Rieti 62 anni; Fabrizio Conti, nato a Perugia 45 anni; Mario De Bonis, nato a Roma 60 anni; Antonio De Franco, nato a Cirò Marina 54 anni; Mario Falcone, nato a Cutro 65 anni; Luigi Giappichini, nato a Perugia 47 anni; Giuseppe Mannolo, nato a Crotone 26 anni; Pasquale Nicola Profiti, nato a Vibo Valentia 52 anni; Antonio Ribecco, nato a Cutro 58 anni; Francesco Ribecco, nato a Cutro 53 anni; Natale Ribecco, nato a Catanzaro 30 anni; Francesco Procopio, nato a Catanzaro 51 anni; Giovanni Rizzuti, nato a Petronà 45 anni; Emiliano Regni, nato a Perugia 31 anni; Pietro Scerbo, nato a San Leonardo di Cutro 72 anni; Francesco Valentini, nato a Roma 44 anni; Leonardo Zoffreo, nato a Cutro 49 anni. Ai domiciliari: Antonio Costantino nato a Isola Capo Rizzuto 37 anni; Giuseppe Costantino nato a Isola Capo Rizzuto 42 anni; Emanuele Regni nato a Perugia 31 anni.