Maddalena Urbani morta a 21 anni per un mix di droga e farmaci

Carola, l’amica che era con lei, sarà riascoltata dai pm. Oggi la convalida del fermo del pusher siriano
Perugia

È in stato di fermo Abdul Aziz Rajab, il sessantenne siriano, con alle spalle una serie di arresti e condanne per reati legati allo spaccio, sospettato di aver fornito sabato la dose letale a Maddalena Urbani, la figlia ventunenne dello scienziato scopritore della Sars Carlo Urbani, morta nella sua casa, a Tomba di Nerone, sulla CassiA.

L’uomo che le avrebbe ceduto l’eroina è stato arrestato per spaccio ed è accusato di «morte in seguito ad altro reato» (oggi il suo interrogatorio di garanzia). L’esame del cadavere ha anche escluso che la vittima abbia subito violenza ed ha accertato che Maddalena avesse assunto un mix di droga e sostanze psicotrope (quali, lo dirà l’esame tossicologico). Ma il perché lei fosse lì e che ruolo abbia avuto l’amica che l’accompagnava sono ancora oggetto di approfondimento da parte del pm Pietro Pollidori e del procuratore aggiunto Nunzia D’Elia, che coordinano le indagini della Squadra mobile.

Sembra per ora semplicistico spiegare il viaggio da Perugia a Roma delle due amiche con la sola «esigenza» di comprare una o più dosi di stupefacente. Ecco perché la sua versione, qualunque sia, verrà fissata in un nuovo e più completo verbale nel corso di un secondo interrogatorio nelle vesti di testimone.
 Gli investigatori della Squadra Mobile e dei colleghi del Flaminio dubitano della ricostruzione e sospettano anche che l'allarme sia scattato tardi per evitare problemi che poi sarebbero diventati insuperabili. Al momento dell'arrivo dei soccorritori la ventenne era già morta, nella camera da letto dell'uomo. Su sollecito degli inquirenti a giorni la giovane sarà riascoltata affinché chiarisca le contraddizioni emerse.