'Magistratura connection', in quaranta gestivano le nomine

Totale fallimento del Csm. Il Presidente Mattarella intervenga
Perugia

Di Alberto Laganà - Ecco come è stata terremotata la giustizia in Italia e il presidente Mattarella deve intervenire e cacciare il vice presidente del Csm (Pd) che, mentre un gruppo di magistrati faceva il bello ed il cattivo tempo sulle nomine, lui guardava da un'altra parte, se non peggio.

Al centro di questo scandalo senza precedenti, su cui dovrà far luce senza sconti la Procura di Perugia, il pubblico ministero Luca Palamara che era a capo, secondo l'accusa, di una cupola composta da giudici, politici, imprenditori e manager. Secondo una ricostruzione fatta da Repubblica, nel suo giro c'erano una quarantina di nomi che la Guardia di Finanza ha mostrato a Palamara al momento della perquisizione, informandolo che avrebbe cercato nei suoi computer, nel telefonino, ma anche nei documenti prelevati a casa e in ufficio, riferimenti a quelle persone per verificare la natura dei contatti.

I magistrati indagati Stefano Fava e Luigi Spina, sono nell'occhio del ciclone e la riunione straordinaria del plenum del Consiglio superiore della magistratura dovrà affrontare diversi filoni investigativi.

Erano almeno quattro i pm di Roma che con Palamara erano in stretto contatto e lo avrebbero appoggiato nei presunti progetti contro l’ex procuratore Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Paolo Ielo.

Palamara indicava il candidato da scegliere per la Procura di Perugia in accordo con politici come Cosimo Ferri e Luca Lotti e con alcuni consiglieri del Csm.

A questo punto le sentenze emanate dagli inquisiti sono sub judice, così come quelle di alcuni consiglieri del precedente Csm perchè, per l'accusa, “hanno orientato nomine e decisioni in cambio di soldi, viaggi e gioielli riguarda infatti soprattutto il Consiglio di cui Palamara ha fatto parte fino al 2018”.

Acominciare dalle scelte del procuratore di Gela e il procedimento disciplinare su un pm di Siracusa, ma al vaglio dei giudici perugini c'è l'attività della Procura di Trani, dove inizialmente era stato inviato il dossier su un falso complotto ai danni dei vertici dell’Eni, poi trasmesso a Siracusa. Lì c’era un pm, Antonio Savasta, poi arrestato per corruzione, messo sotto inchiesta disciplinare e assolto dalla Sezione di cui faceva parte anche Palamara.

Nei colloqui tra magistrati e politici hanno partecipato, assieme a Palamara e Spina, almeno altri due consiglieri: Corrado Cartoni e Antonio Lepre, di Magistratura indipendente. Lepre fa parte della commissione incarichi direttivi ed è uno dei quattro consiglieri che il 23 maggio ha votato per proporre Marcello Viola nuovo procuratore della Capitale, il candidato sponsorizzato da Palamara.