Un rappresentante di Barberini avrebbe preso soldi da un imprenditore

Dubbi nascono da intercettazioni su Crued poi diventata Umbria Digitale
Perugia

Di Alberto Laganà - Era nell’aria che ci fossero elementi accusatori nuovi nei confronti dell’ex assessore Barberini dopo che i giudici avevano chiesto di metterlo di nuovo agli arresti domiciliari. E gli elementi nuovi scaturiscono dalla confessione di un imprenditore che ha messo a verbale come abbia versato soldi per ottenere dei favori sollecitato proprio dall’esponente del Pd.

Quindi non solo Concorsopoli ma anche la vecchia stria di finanziamenti illeciti ai partiti che vede indagati esponenti di Forza Italia e dello stesso Pd in tutta Italia. Un vizio che sembrava essere stato arginato dopo Tangentopoli e che invece è esploso in modo ancor più virulento in tutta la Penisola come recentemente denunciato da Davigo famoso magistrato di ‘Mani pulite’.

Il fatto incriminato è avvenuto lo scorso anno ad Assisi, protagonista l’imprenditore Brando Fanelli dell’azienda Fly: si era recato da Duca per lamentarsi che non aveva più contratti con la sanità umbra e che aveva pagato un intermediario (presunto o reale) di Barberini.

L’imprenditore lamentava che il suo software utilizzato per 17 anni era stato sostituito con uno di un’azienda romana e anche qui sarebbe interessante sapere come ha vinto l’appalto questa società.

E non solo dai colloqui registrati nell’ufficio di Duca si fa cenno di vicende della Crued dove ‘Fanelli era il padre padrone’, una dichiarazione da approfondire anche perché sulla Crued c’erano state molte indiscrezioni e comunque un’analisi precisa che potranno essere vagliate dai magistrati ce la fornisce Maria Grazia Carbonari consigliere regionale dei 5 Stelle:

“Umbria digitale, società consortile a capitale interamente pubblico si occupa della gestione integrale del Sistema Informatico Regionale dell’Umbria (SIRU). E’ stata costituita a seguito della Legge Regionale 9/2014 in virtù della fusione per incorporazione tra Webred SpA e Centralcom SpA.

Prima di parlare delle “stranezze” di Umbria Digitale è comunque necessario soffermarci sulla storia di Webred e di come si è arrivati a questa fusione.

Webred origina dalle ceneri del Centro Regionale Umbro Elaborazione Dati (CRUED), il glorioso consorzio informatico che a metà degli anni ‘70 nacque da una costola del CED della Provincia di Perugia in virtù di una felice intuizione dell’allora Presidente della Regione Pietro Conti: servire gli Enti regionali consorziandoli di fronte a quelli che erano i nuovi processi di automazione (anagrafe, contabilità finanziaria, stipendi, etc..) proteggendoli così dallo strapotere delle aziende informatiche di allora, IBM in testa, che “pensavano solo a fare profitti” e “facendoli risparmiare” nell’ottica di una economia di scala. L’idea era infatti semplice ed innovativa per quei tempi: un unico Software ed un unico elaboratore per molti utenti collegati via modem con il telefono costava molto meno che tanti Software e tanti elaboratori che non si parlavano tra di loro o, se lo facevano, era con lentezza, difficoltà ed alti costi. Se poi il Software veniva sviluppato In House il risparmio sarebbe stato stratosferico.

Come tutte le buone idee anche questa si scontrò poi con gli uomini che dovrebbero metterle in atto e, sovente, le deviano dai nobili principi che in origine le ispirarono. Nel caso del CRUED l’uomo si chiamava Brando Fanelli, padrone incontrastato del consorzio prima e della Società per Azioni poi fino al 1998, anno in cui venne liquidato dal CRUED con (si dice) tre miliardi delle vecchie lire. In questo periodo il Fanelli e la sua cerchia di complicità politiche (opposizione inclusa) riescono nell’ardua impresa di trasformare una piccola ma innovativa impresa di sviluppo Software che era arrivata a un passo da importanti accordi con Olivetti ed Ericsson in un carrozzone pieno di perdite.

E quando la politica ha spolpato un’azienda sana nata per efficientare e far risparmiare la Pubblica Amministrazione normalmente che fa? La privatizza, ovviamente!
Ecco quindi che il 51% di CRUED Servizi Informatici SpA viene aggiudicato a FINSIEL, società ex IRI poi acquisita negli anni novanta da Telecom Italia, e, nel 2001, cambia nome in Webred (acronimo di Web Regional Development). In quegli anni la polpa che faceva gola al privato erano i 20 miliardi di lire del progetto Umbria 2000 nato in occasione del Giubileo.

Il Giubileo però finisce e bastano poco più di 4 anni perché cambino di nuovo le cose. La Regione che si era tenuta il 33% di Webred riacquista il 51% da FINSIEL (ora Telecom) per la “modica” cifra di 1.425.000 euro. La società torna sotto controllo totalmente pubblico e, trionfalmente, l’allora Presidente Maria Rita Lorenzetti giustifica la riacquisizione per “affidare a Webred lo sviluppo e la gestione dei propri sistemi informatici nonché indirizzare il processo dell’innovazione di prodotti e servizi in un settore strategico per l’Umbria come quello dell’ICT”. Appunto, Webred sarebbe ritornata in mani pubbliche per sviluppare il proprio Software e fare innovazione di prodotti e servizi. Mai parole, come vedremo più avanti, si sono poi dimostrate tanto vane.

Resta comunque il non edificante fatto che, in appena 6 anni, quello che dovrebbe essere il principale strumento di attuazione delle politiche di innovazione regionale cambia assetto societario 3 volte: da tutto pubblico a misto pubblico-privato con controllo privato ad azienda totalmente pubblica. Ma nel pubblico, si sa, le complicazioni non finiscono mai. Ecco allora che nel 2006, approfittando dell’entrata in vigore del cd. Decreto Bersani-Visco che permetteva l’Affidamento In House per le Regioni, da Webred SpA vengono scorporate due società a responsabilità limitata Webred Servizi e Hiweb. Con questa configurazione Webred SpA si sarebbe dovuta occupare in regime di In House Providing dello sviluppo e della gestione del Sistema informativo degli enti locali umbri mentre Webred Servizi srl e Hiweb srl (entrambe controllate dalla capogruppo Webred SpA) si sarebbero occupate rispettivamente della gestione dei servizi di Front End delle ASL nell’ambito della sanità regionale (CUP in testa) e delle operazioni in mercato aperto (ossia sviluppo e commercializzazione di prodotti e servizi per clienti diversi dagli enti territoriali umbri).

Vi siete persi? Non è ancora finita qui. Il controllo di Webred Servizi srl viene dapprima ceduto alle ASL e poi questa viene trasformata in società consortile a responsabilità limitata (scarl) e ne viene contestualmente cambiato il nome in Umbria Salute.

Webred, che era già un carrozzone propenso all’erogazione di servizi informatici più che allo sviluppo di Software e all’innovazione, viene a trovarsi ora privato di una buona parte del suo fatturato. Cosa fa allora la politica quando un carrozzone si trova in difficoltà tale da pregiudicare la sua stessa esistenza? Gli mette accanto un altro carrozzone ovviamente!

Arriviamo quindi al punto di partenza con la fusione Webred/Centralcom e la nascita di un carrozzone nuovo di zecca: Umbria Digitale.

L’amministratore unico di Umbria Digitale è quello Stefano Bigaroni che da “semplice” tecnico Hardware in un’azienda di automazione diviene, grazie alla “magia” della politica, amministratore unico di Centralcom prima e di Umbria Digitale poi. Nel suo Curriculum dal 1998 in poi solo incarichi politici: Sindaco di Narni per due mandati, vicepresidente di ANCI Umbria, commissario liquidatore di qualche immancabile Comunità Montana addirittura componente del comitato scientifico dell’AUR (Agenzia Umbra delle Ricerche). Unica eccezione a questo “cursus honorum” di nomine pubbliche un “parcheggio” di 6 mesi come direttore tecnico di Enerstreet s.r.l. una chiacchieratissima società ternana molto vicina al PD.

E Bigaroni non è l’unico “primo cittadino” tra gli apicali della “galassia” Umbria Digitale, che conta infatti con Marco Locchi, attuale Sindaco di Umbertide e Mauro Mastice, ex sindaco di Deruta, che in Umbria Salute è dirigente ma che voci di corridoio darebbero come il prossimo Amministratore Unico in sostituzione ovviamente di Carlo Benedetti, forse l’unico in questa galassia che ha davvero i titoli per esserlo.

Quello del Welfare Occulto, come abbiamo chiamato in altre occasioni la pratica di riempire i vertici delle società pubbliche di politici o “trombati” della politica, non è comunque la “stranezza” che desta più scalpore in Umbria Digitale. Questa infatti, anche per giustificare il suo status pubblico, dovrebbe occuparsi all’interno del Sistema Informativo umbro di Sviluppo di Software e non solo della gestione “sistemistica” e dell’erogazione di servizi. In un’ottica di innovazione e digitalizzazione dei servizi al cittadino quello che fa la differenza è infatti la capacità di sviluppare nuove soluzioni più che l’efficienza nel gestire l’esistente.

Umbria Digitale o, più specificatamente, la parte che origina da Webred non sviluppa direttamente i progetti che la Regione Umbria le commissiona (ossia, per intenderci, programma con proprio personale il Software) ma indirizza, controlla e supervisiona il lavoro di sviluppo eseguito da aziende terze pagando questi servizi per poi fatturare alla Regione il costo del progetto commissionato. E’ insomma una sorta di intermediario che si frappone tra chi ha un’esigenza di innovazione (la Regione) e chi tale esigenza la fa diventare un Software concreto (le aziende sviluppatrici).

Chiariamoci subito, occuparsi solo di quello che tecnicamente è la gestione di progetto (Project Managing) non è di per sé sbagliato o negativo, lo diventa se le risorse destinate a questo sono eccessive rispetto alla mole di lavoro svolto, se ad essere eccessivo è il costo del progetto (soprattutto se viene confrontato con la qualità del Software risultante), se, infine, tale pratica che, in un’ottica globale, dovrebbe servire a far nascere e crescere un gran numero di Software House e Start-up umbre finisce per beneficiare poche aziende magari legate da affinità politica ai vertici della Regione.

E’ questo quello che ci prenderemo la briga di verificare a breve analizzando non solo i dati di bilancio e il budget 2016 ma, soprattutto, esaminando in dettaglio anche dal punto di vista qualitativo e funzionale i maggiori progetti Software commissionati dalla Regione e sviluppati da aziende terze con l’indirizzo e la supervisione di Umbria Digitale.”