Il lavoro è la priorità d’ogni progetto politico e amministrativo

Le tecnologie e la pandemia hanno sconvolto il settore dell’occupazione
Perugia

di Adriano Marinensi - Il Vescovo Giuseppe Piemontese, nell’Omelia di San Valentino, ha lanciato un forte richiamo di responsabilità a tutte le componenti politiche e sociali di Terni, perché pongano la massima attenzione ai problemi derivanti dalla carenza di posti di lavoro che sta spingendo un gran numero di famiglie verso la soglia della povertà. E molti giovani verso l’emigrazione. Ormai è chiaro che, in cima ai programmi del Governo centrale e in quelli delle Amministrazioni regionali e locali, va posta la produzione della ricchezza e il lavoro. Occorre ridurre gli interventi assistenziali per convergere su investimenti che sostengano economia e occupazione. 

C’è una questione centrale che si lega alla trasformazione strutturale degli strumenti di lavoro (l’uso della tecnologia, da tempo in atto); sugli effetti di tale nuova struttura produttiva, è calato il terremoto devastante dell’emergenza sanitaria. Insieme hanno dissestato la situazione, mettendo in seria difficoltà soprattutto la componente che trae unico sostentamento dal lavoro. S’è creato uno stato di fatto al limite della contestazione sociale. Il divieto di licenziamento ha soltanto “narcotizzato” il malato. La soluzione, almeno nei termini possibili, sta altrove. E, se non verranno messe in campo capacità e competenze, neppure i cospicui finanziamenti europei potranno portarci fuori dalla precarietà.

Lo sviluppo tecnologico non si può arrestare: occorre però saperne governare le conseguenze, cercando di adeguare gli assetti produttivi nei modelli di crescita industriale, in modo da evitare drastiche cadute occupazionali, pure in conseguenza della cancellazione di molti mestieri e professioni. Tecnologia equivale a progresso e il contrasto risulta impossibile. I vantaggi che offre sono di varia natura, comprese le utilità di un modo più sostenibile di fare impresa, dal punto di vista ambientale. Ed ancora, la capacità che le tecnologie hanno di consentire il trasferimento spaziale e temporale delle informazioni (in parte, dei prodotti) ha quasi eliminato gli spazi e le procedure intermedie. Ormai,  palesemente, “basta un clic” e molto accade in tempo reale. Il cambiamento però - giova la ulteriore sottolineatura - ha generato contraddizioni tra sistema economico e valori sociali. E’ all’interno di questo processo di modernizzazione che vanno inseriti interventi di riequilibrio dei rapporti, in modo da far ritornare al centro degli “atti” politici ed amministrativi la componente umana. Che il diritto al lavoro sia sinonimo di dignità sociale, lo abbiamo sentito ripetere in una miriade di occasioni: è una verità inopponibile. 

L’esame storico ci dice che l’era moderna è quantomeno alla terza fase progressista, intendendo per la prima quella intervenuta con l’introduzione della forza motrice idraulica e del vapore; la seconda incentrata sull’elettricità, la chimica e la fisica. Siamo alla fase più vicina a noi che sta generando anche negatività. La mutazione dei sistemi meccanici ed elettrici in elettronici, ha aperto orizzonti teorici e applicazioni pratiche dal futuro imprevedibile. E’ un complesso di mutazioni genetiche che si presume possano orientare verso un assetto economico – industriale sempre più fondato su basi di autonomia gestionale. Le macchine di passata concezione, per funzionare, richiedevano non marginale collaborazione umana, nelle officine e negli uffici; i sistemi elettronici stanno marginalizzando sempre più la partecipazione della componente lavoro e rischiano di affliggere le prossime generazioni. Altra caratteristica di rilievo è stata la miniaturizzazione, cioè la capacità di produrre una oggettistica elettronica meno ingombrante (basti pensare ai “calcolatori” in funzione qualche decennio fa). 

Abbiamo denominato la nostra società postindustriale proprio per lo scompaginante passaggio subito dal contesto civile, sociologico e culturale. Il sisma - chiamiamolo così -  ha generato numerosi stati di crisi nel normale ed equo assetto delle moderne democrazie che stavano tentando una attenuazione della conseguenze. Quando sulla situazione è precipitata la furia mortifera della pandemia e la situazione da preoccupante che era si è trasformata in gravissima.

Mentre i precedenti assalti evolutivi si sono sviluppati nel medio e lungo periodo, la pandemia ci ha aggredito a tradimento e sta lasciando “macerie” di difficile ricostruzione, ponendoci di fronte alla urgenza di restituire concretezza al dettato costituzionale che pone il lavoro alla base dei diritti garantiti dalla Repubblica. Sia in fatto di quantità, sia di qualità. Ci sarà, in Italia, nel tempo brevissimo, una fame di lavoro alla quale occorrerà dare una risposta adeguata. La pressione popolare è forte e impone interventi rapidi ed efficaci. Va considerato che la pandemia (sta nel significato letterale del termine) presenta dimensioni mondiali; il problema lavoro invece deve trovare soluzioni a livello nazionale. 

In passato s’usava dire che le buone intenzioni camminano con le gambe degli uomini. Al presente si impone che quelle gambe siano capaci di correre (camminare non basta). Si appalesa quindi un ruolo fondamentale per la politica intelligente. È giunto il tempo di bandire ogni mediocrità per fare spazio alla competenza: non servono eroi, ma  uomini e donne di valore si. Il nuovo Governo nazionale mostra di offrire le garanzie; in Umbria, non si può dire altrettanto per le Istituzioni regionali e di molti dei principali Comuni.

A Terni, il tessuto produttivo di tantissime azienda mostra segni di aggiornamento tecnologico ed organizzativo, mentre permane la carenza dei supporti  collettivi e delle infrastrutture pubbliche.  Forse sarebbe utile attivare una intesa più efficace e permanente, tra i rappresentanti delle categorie produttive, del sindacato, delle forze politiche, delle amministrazioni, per concordare interventi adeguati alla involuzione palese, divenuta insostenibile. Non soltanto nel campo occupazionale, ma in altri fondamentali della vita comunitaria (per esempio - uno solo ne cito - l’inquinamento atmosferico). 

A scuotere l’ambiente si sono levate contemporaneamente la voce del Vescovo e di qualche personaggio di rilievo dell’area politica di maggioranza, per evidenziare i deficit dell’azione di governo locale. Nell’ opinione pubblica c’è forte insoddisfazione che ha determinato scadimento dell’impegno civile in una comunità che stenta a svincolarsi dalla depressione economica, sociale, culturale nella quale si trova. Terni ha un patrimonio di capacità intellettuali, di conoscenze, di managerialità in grado di affrontare con successo la crisi. Purché sia possibile bandire, dalle stanze di manovra, ogni mediocrità e improvvisazione, per ritrovare i giusti principi di riferimento.