Crescono i posti di lavoro nel perugino, male Terni

È un’Umbria a due velocità quella che vedono gli imprenditori della regione
Perugia

In Umbria l'anno in corso fa contare più assunzioni nel campo dell'industria e dei servizi. Questo è quello che emerge dall'indagine conoscitiva messa a punto dal sistema informativo Excelsior, che Unioncamere realizza in collaborazione con il Ministero del lavoro.

Umbria a due velocità. Nello specifico nella provincia di Perugia l’anno dovrebbe terminare con 6.810 assunzioni di lavoratori dipendenti rispetto alle 6.550 del 2015 e alle 5.480 del 2014, facendo registrare infine un 4 per cento in più. Dato negativo invece per quanto riguarda la provincia di Terni, dove il dato fa registrare un meno 1%.

A Terni, in termini assoluti le assunzioni previste saranno 1.840, con un peso di quelle stabili che andrà dal 18 al 30 per cento, così come i contratti atipici (dal 16 al 26 per cento), mentre quelli atipici diminuiscono ma sono ancora il 44 per cento del totale.
Nell'insieme molto hanno inciso le entrate stabili, che sono passate dal 21 per cento al 29 per cento, così come le forme contrattuali atipiche che sono aumentate dal 21 per cento al 22 per cento. Quanto ai contratti a termine, sono in diminuzione ma rappresentano ancora la fetta più larga (49 per cento).

Personale specializzato cercasi. Da quello che si evince dalla rilevazione è chiaro che si fatica a trovare personale specializzato in ambito dei settori di informatica, delle telecomunicazioni e delle industrie meccaniche. Al contrario, le assunzioni risultano più agevoli nelle industrie estrattive (2 per cento), nelle costruzioni (4 per cento) e nel settore turistico e della ristorazione (5 per cento).

Va puntualizzato comunque che il +4 per cento registrato nella provincia di Perugia è comunque un dato inferiore alla media nazionale (+6 per cento).
Per il presidente della Camera di commercio Giorgio Mencaroni «appare evidente un rallentamento della dinamica di crescita occupazionale. L’incremento delle entrate ha portato a valori assoluti superiori al recente passato, che tuttavia risultano inferiori, in termini percentuali, a quelli previsti lo scorso anno rispetto all’anno precedente, quando le imprese, fiduciose nell’approvazione del Job act, misero in programma un incremento delle assunzioni, confermato ex post, dall’andamento dei livelli occupazionali. Su tale dinamica, hanno parzialmente avuto un effetto frenante la riduzione degli incentivi ai contratti a tempo indeterminato, in atto dall’inizio del 2016 e, in buona parte, i fattori di contesto più generale: si assiste pertanto ad una ripresa che continua ma non decolla, in uno scenario sempre dominato dall’incertezza».
Nel Ternano ad assumere di più sono le aziende esportatrici e caratterizzate da un buon tasso di innovazione e «ciò conferma – dice il presidente della Camera di commercio Giuseppe Flamini – che la strada da intraprendere per sviluppare l’occupazione è quella dell’internazionalizzazione, della digitalizzazione, dello sviluppo degli investimenti nella direzione della manifattura 4.0 e del sostegno alle start up tecnologiche. Da segnalare anche la crescita rispetto al passato nel nostro territorio della richiesta di professioni altamente qualificate come quelle dirigenziali, specialistiche e tecniche, molte delle quali appartengono alle filiere professionali in maggiore fermento».