Davide Pecorelli sarà interrogato dai carabinieri sulla provenienza del tesoro

L’ex arbitro sarà sentito a Porto Santo Stefano, dove si pensa possa aver nascosto qualcosa in un garage
Perugia

E’ slittato a martedì l’interrogatorio di Davide Pecorelli fissato dalla Procura di Grosseto che, nei giorni scorsi, lo ha indagato per ricettazione delle monete d’oro rubate a Sovana nel 2019.
Come riporta , l’imprenditore umbro-toscano ed ex arbitro di calcio in mattinata verrà sentito per ulteriori informazioni sulla vicenda dal comandante dei carabinieri di Porto Santo Stefano: il 45enne sarà assistito dall’avvocato Giancarlo Viti e non è escluso che possa avvalersi della facoltà di non rispondere. Come è noto, tra il materiale sequestrato dai militari dell’Arma all’interno della stanza dell’albergo in uso a Pecorelli all’Isola del Giglio, c’era anche una chiave con targhetta dov’era scritto "garage Porto Santo Stefano": gli investigatori ipotizzano che all’interno del locale l’imprenditore possa aver nascosto materiale riferito all’indagine in corso.

Quella in programma domani è una tappa comunque importante per cominciare a fare luce su questo mistero che, di fatto, sta andando avanti dai primi giorni del gennaio scorso quando Pecorelli ha inscenato in Albania la propria morte con tanto di auto incendiata dove poi sono stati trovati alcuni suoi effetti personali e ossa umane. Da quel momento l’ex arbitro è scomparso, fino al ritrovamento il 17 settembre scorso a ridosso dell’isola di Montecristo.

Dopo una prima denuncia per sostituzione di persona (ai carabinieri il 45enne sangiustinese aveva esibito una carta d’identità in suo possesso dall’anno scorso dove ha sostituito la foto e indicato un’altra professione, quella di geologo), mercoledì scorso la Procura grossetana ha notificato all’imprenditore l’avvio di un’indagine per ricettazione delle monete d’oro risalenti al V secolo d.c. rubate nel 2019 dal museo di San Mamiliano a Sovana, nel comune di Sorano. Un mistero mai risolto e di cui improvvisamente si è tornati a parlare adesso, proprio con il mistero di Davide Pecorelli.

Il caso delle monete risale appunto a due anni fa in un giorno imprecisato tra domenica 3 e le prime ore di sabato 9 novembre, quando i ladri (da allora mai intercettati) si impadronirono delle monete d’oro esposte nel museo di San Mamiliano a Sovana. Erano in tutto 83; i malviventi ne portarono via 65. Si salvarono 18 esemplari, fortunatamente rimasti dentro i loro contenitori, perché i ladri non erano riusciti a estrarli. Avevano forzato con attrezzi adeguati le cerniere delle teche di vetro antisfondamento dove erano custodite le monete, sollevarono solo parzialmente i cristalli e introdussero le mani dentro per prenderle.
La struttura museale di San Mamiliano sorge nell’ex chiesa omonima di proprietà della Curia. Era il 2004 l’anno in cui, durante alcuni lavori sotto il pavimento, furono scoperte le preziose monete. Tra le varie leggende legate alle antiche monete c’è quella di San Mamiliano, che andò a seppellire il suo forziere a Montecristo, l’isola del tesoro che entra nella letteratura mondiale con l’opera di Dumas "Il conte di Montecristo".

Pecorelli avrebbe dichiarato agli inquirenti di aver trovato due casse contenenti il tesoro a Montecristo, mentre quel pomeriggio del 17, quando è stato intercettato da una motovedetta dell’Arma, stava sulle tracce del terzo contenitore. "Ma delle casse non ne sono mai entrato in possesso", ha poi precisato.
Peraltro nella camera d’albergo da lui occupata all’isola del Giglio, tra gli oggetti confiscati e ora all’attenzione degli inquirenti, ci sarebbero stati una ventina di elenchi su carta fotografica con dettaglio di antiche monete, tre mappe dell’isola di Montecristo, una copia della Divina Commedia e, appunto, la chiave con targhetta "garage Porto Santo Stefano" insieme ad altri oggetti non di valore. Pecorelli avrebbe detto alla Procura dove si trova il tesoro e fornito agli inquirenti tutti gli elementi utili per rintracciarlo.