Imprenditore di Torgiano indagato per inquinamento ambientale

Trielina dentro le falde 500 volte sopra la soglia
Perugia

Un imprenditore di 52 anni, titolare di una ditta di Torgiano è indagato per gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi e deterioramento delle acque sotterranee.
I fatti sono avvenuti tra il febbraio e l’ottobre 2019. Il pm della procura di Perugia, Carmen D’Onofrio, ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Indagini e accertamenti sono stati effettuati dai carabinieri del Noe e dai tecnici dell’Arpa.
Nei due campionamenti effettuati dall’Arpa tra febbraio e marzo dell’anno scorso sono state evidenziate contaminazioni da tetracloroetilene, solvente noto come trielina, “rispettivamente per 204 microgrammi per litro e 500 microgrammi per litro, a fronte di una concentrazione soglia di contaminazione pari a 1,1 microgrammi per litro”.
L’imprenditore è stato denunciato perché ha effettuato, secondo l’accusa, “attività di gestione di rifiuti speciali pericolosi e non in assenza della prescritta autorizzazione”. E in particolare ha messo in riserva e recupero bombole di gas ed estintori, componenti rimossi da apparecchiature fuori uso, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, costituiti da personal computer. E ancora: pneumatici e macerie derivanti da attività di costruzione e demolizione. Per i rifiuti speciali non pericolosi ha sforato anche i limiti prescritti dall’Autorizzazione unica ambientale. Nel 2017 ne ha ricevuti 15.202 tonnellate, superando di oltre 9.000 tonnellate la quota autorizzata. Nel 2018 sono arrivate 16.098 tonnellate, 6.010 sopra la soglia di legge. Nel 2019 ne ha incamerati per 12 mila tonnellate. E il limite era quello dell’anno precedente. Non solo. A più riprese ha depositato in maniera incontrollata i rifiuti da gestire, “omettendo di separare”, è scritto nell’atto della procura, “i settori del conferimento e della messa in riserva, non organizzata in aree distinte per ciascun tipo di rifiuto. Non c’era la cartellonistica per l’identificazione degli scarti. Ma soprattutto così facendo ha provocato “un deterioramento significativo e misurabile delle acque sotterranee derivate dal pozzo aziendale”.
L’imprenditore è difeso dall’avvocato Maria Laura Ficola del foro di Spoleto.