Bolidi dalla Germania col trucco Iva, tremano 100 proprietari

I proprietari rischiano il sequestro dei libretti di circolazione
Perugia

Si facevano arrivare bolidi dalla Germania, del valore di decine di migliaia di euro, usate, che entravano in Italia a prezzi particolarmente appetibili.
Ma a quanto risulta agli inquirenti i prezzi risultavano truccati al ribasso, dal momento che le auto arrivavano con l'Iva ufficialmente pagata in Germania e invece non era così. Come riporta oggi Il Messaggero, si tratterebbe di un trucco applicato dai rivenditori che coinvolge i proprietari, le cui firme compaiono come importatori delle auto ma sono firme che in quei documenti non avrebbero mai messo.
 Un'indagine condotta dai funzionari de reparto anzi frode dell'Agenzia dogane e monopoli, coordinato da Pietro Altieri, che ha visto la partecipazione anche dei militari della Guardia di Finanza, diretti dal colonnello Antonella Casazza, e che ha visto il sequestro di 2 milioni di euro di beni mobili e immobili nei confronti di alcuni soggetti e società (9 in tutto) accusati di una frode carosello nel commercio di autoveicoli di provenienza unionale. In dettaglio i funzionari doganali e i militari della GdF hanno sequestrato, tra gli altri beni, un capannone industriale, un appartamento, disponibilità finanziarie per ca. 400 mila curo nonché quote societarie in capo ai soggetti destinatari del provvedimento emesso dal Giudice per le indagini preliminari che ha così accolto la richiesta avanzata dalla procura di Perugia.

 Il sequestro segue le indagini che Dogane aveva avviato a partire dal 2017 e che avevano consentito di accertare un'evasione milionaria che ha portato alla denuncia di 8 soggetti, tra i quali una donna: 5 di questi residenti in Umbria, quattro di loro sono rivenditori, e 3 nel Lazio. Le autovetture, provenienti soprattutto dalla Germania ma in qualche caso anche dalla Danimarca, venivano acquistate senza che venisse versata l'IVA in Italia grazie anche a un sistema di false attestazioni che venivano depositate negli Uffici della Motorizzazione di Palermo e Foggia. Secondo tali certificazioni erano stati gli acquirenti finali, ovviamente ignari del meccanismo fraudolento, ad acquistare le automobili nel Paese intracomunitario. Nel corso delle indagini i funzionari ADM hanno sentito i proprietari dei mezzi più di 100 le auto oggetto della imponente evasione che non solo hanno disconosciuto la paternità dei documenti consegnati agli uffici della Motorizzazione ma confermato l'acquisto presso il concessionario umbro. Ricostruita una serie di società italiane che si interponevano nei vari passaggi per attuare la frode carosello con falsi crediti Iva basati su fatture soggettivamente inesistenti.