Caso Duchini, per la difesa «Completa infondatezza delle accuse»

I legali dell'ex procuratore aggiunto e dell'ex luogotenente dei Ros, contestano la ricostruzione dei magistrati fiorentini
Perugia

La Procura di Firenze ha chiuso l’inchiesta sull’ex aggiunto di Perugia Antonella Duchini. E alla fine i magistrati fiorentini hanno deciso di inserire fra i nomi anche quello del patron del cemento, Carlo Colaiacovo. Per entrambi le accuse riguardano ipotesi di abuso d’ufficio e rivelazione di segreti d’ufficio.  
Tra le persone cui è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini ci sono anche gli ex sottufficiali del Ros, Orazio Gisabella e Costanzo Leone, e l’imprenditore Valentino Rizzuto.
Ora l'indagine-scandalo è arrivata al capolinea. Gli indagati, difesi dagli avvocati Coppi, Minelli, Di Mario, Nannarone, Falcinelli, lorio, Donati, Longo, devono iniziare a difendersi. 
  “Gli addebiti mossi sono infondati”. E' con una nota dei legali, Nicola Di Mario e Michele Nannarone, che, al momento, l'ex Procuratore aggiunto di Perugia, Antonella Duchini e l'ex luogotenente del Ros, Orazio Gisabella, ribattono alle accuse che gli muove la Procura di Firenze con l'avviso di conclusione delle indagini, notificato nei giorni scorsi.
  “La lettura delle contestazioni formulate evidenzia delle criticità di contenuto che riguardano, da un lato, l'inquadramento giuridico della vicenda, e dall'altro la ricostruzione del suo profilo storico fattuale” sta scritto nella nota dei legali. “Riservando alle sedi giurisdizionali competenti ogni approfondito contraddittorio sulla infondatezza degli addebiti, notiamo, fin d'ora, che dalla descrizione dei comportamenti operata dagli organi inquirenti, emerge un assoluto difetto degli elementi costitutivi dei reati. Segnaliamo infine, che le contestazioni di peculato riguardano decreti di liquidazione compensi per attività di consulenze tecniche svolte in modo effettivo e corretto e, perciò, doverosamente retribuite”.
   I fatti risalgono al periodo a cavallo tra il 2016 e il 2017, quando la dottoressa Duchini, incaricata delle indagini su un procedimento penale riguardante Franco e Giuseppe Colaiacovo, (secondo l'accusa) avrebbe rivelato notizie sottoposte a segreto.
   A Carlo Colaiacovo – sempre secondo l’accusa – sarebbe stata «comunicata l’adozione di un provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza della quota della società Financo di proprietà della Franco Colaiacovo Gold». Secondo il pm di Firenze Carlo Colaiacovo avrebbe «istigato i concorrenti».
    Nel capo d’imputazione in cui si ipotizza l’accusa di abuso d’ufficio è spiegato che è stato «intenzionalmente arrecato un ingiusto danno agli imprenditori Giuseppe e Franco Colaiacovo essendo stato dimesso tale provvedimento al solo scopo di impedire l’erogazione di finanziamenti in favore dei due». In questa maniera sarebbe stato «procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale a Carlo, favorendolo nel progetto di acquisizione di dette quote».
Ovviamente la tesi d'accusa è ora tutta da dimostrare. Sta di fatto che questa indagine, trascinando in tribunale nomi eccellenti dell'imprenditoria locale, ha fin qui provocato un'eco straordinaria che come sempre ha il potere di far gridare allo scandalo e di non fare bene all'economia locale. Staremo a vedere!