Caso Duchini, cinque ore di spontanee dichiarazioni davanti al giudice di Firenze

L'ex procuratore nella prossima udienza riferirà anche sull’ipotesi di corruzione in atti giudiziari
Perugia

Cinque ore di spontanee dichiarazioni davanti al giudice di Firenze. E non è finita. Nella prossima udienza riferirà anche sull’ipotesi di corruzione in atti giudiziari. L’ex procuratore aggiunto di Perugia, Antonella Duchini, al centro dell’indagine che riguarda, oltre al 319 ter, anche peculato, falso e abuso d’ufficio, ha parlato davanti al giudice per l’udienza preliminare Lucrezia Fantechi.
Lo riporta oggi , che riferisce anche come secondo i suoi avvocati, Nicola Di Mario e Michele Nannarone, Duchini “ha confutato in ogni singolo punto le contestazioni, anche sulla base delle 55 mila pagine di carte processuali”. In particolare ha riferito in merito alle ipotesi di peculato, rilevazione e abuso d’ufficio. “E’ stato dimostrato, anche sulla base di quanto emerge dalle intercettazioni, che Duchini non ha ostacolato i finanziamenti alla Financo-Gold” di Franco e Giuseppe Colaiacovo. La società era già insolvente, tanto che erano stati negati altri prestiti, fa sapere la difesa di Duchini. Nel fascicolo del pm gigliato, Luca Turco, per questo filone sono indagati anche il cementiere Carlo Colaiacovo - difeso da Ubaldo Minelli - e gli ex Ros, Orazio Gisabella e Costanzo Leone, accusati di rilevazione perché Duchini, assegnataria di un fascicolo aperto nei confronti di Franco e Giuseppe Colaiacovo, avrebbe reso noto elementi coperti da segreto. Con un sequestro preventivo concordato per “arrecare un danno patrimoniale”, cioè bloccando eventuali finanziamenti alle società di Franco e Giuseppe, favorendo Carlo nell’acquisizione delle quote societarie. Duchini ha negato. Lo stesso Gisabella ha chiesto di essere interrogato in aula nelle prossime udienze, fissate il 28 e il 29 dicembre. Ma prima Duchini parlerà anche del filone relativo all’ipotesi di corruzione a suo carico, dove sono indagati lo stesso Gisabella, l’imprenditore Valentino Rizzuto e l’avvocato Pietro Gigliotti. Al centro della tesi d’accusa una dazione di 108 mila euro da Rizzuto all’ex Ros per far commettere a Duchini atti contrari nei suoi procedimenti giudiziari. Poi c’è il capitolo peculato, con 400 mila euro di consulenze e liquidazioni sempre in ambito giudiziario di cui avrebbe beneficiato in parte lo stesso Gisabella.