Crac Giornale dell'Umbria

Accuse di riciclaggio e impiego di denaro di illecita provenienza
Perugia

Il caso del Giornale dell'Umbria, dopo il suo fallimento editoriale nel 2016, finisce in Tribunale. La Procura di Perugia ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque soggetti accusati di bancarotta fraudolenta e riciclaggio.
Il Pm Massimo Casucci ha chiesto il processo per tutti gli indagati, tutti membri del Gruppo editoriale.
Secondo la Procura, i soggetti indagati, tra cui il liquidatore, l'amministratore unico e un avvocato consulente, avrebbero distratto “il patrimonio della società fallita arrecando pregiudizio ai creditori” attraverso una serie di decreti ingiuntivi nei confronti di Umbria Tv e di CentroItalia pubblicità e di altri soci o parti interessate, per una somma di 899.610 euro che “generavano sopravvenienze attive per le quali il curatore riscontrava la pressoché totale infondatezza”.
Alcune azioni legali portate avanti dagli accusati, secondo la Procura, sarebbero servite “a giustificare un drenaggio di liquidità", attuato grazie all'artifizio del pagamento degli onorari al legale per un ammontare pari a 156mila euro, pagati con tre diversi bonifici.
La somma incassata sarebbe poi stata impiegata in altre attività economiche, così da "ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa”.
Le parti offese coinvolte nell'indagine sarebbero nove, tra giornalisti e il curatore fallimentare.
La prima udienza di fronte al giudice dell'udienza preliminare Valerio D'Andria è programmata per il 5 marzo.
Ma, va ricordato, che al di là di speculazioni di alcuni mezzi d'informazione, per legge vale sempre il principio della presunzione d'innocenza, secondo il quale un imputato è considerato non colpevole sino a che non sia provato il contrario.