Oggi, in tutte le Chiese, giornata di preghiera per il dialogo ebraico-cristiano

Domani inizia la settimana per l’unità dei cristiani
Perugia

di Bruno Di Pilla - “Cercate sempre ciò che vi unisce, non ciò che vi divide”. “Esiste una sola razza, quella umana”. Queste due celebri frasi, di Papa Giovanni XXIII e del sommo scienziato Albert Einstein, hanno indotto l’umanità, nella seconda metà del Novecento, a percorrere la via dell’ecumenismo e della fratellanza universale. All’insegna di tali nobili messaggi, purtroppo non sempre recepiti, iniziano questa mattina, nelle Chiese di tutto il mondo, le giornate di preghiera per il dialogo tra le diverse confessioni religiose. “Tanti rami spuntano dal tronco dell’albero”, ripeteva il Mahatma Gandhi, altro grande profeta della solidarietà fra le genti, alludendo all’esistenza dell’unico Dio, adorato in molteplici forme.

Proprio all’insegna della pacifica cooperazione fra gli uomini di buona volontà, si prega oggi per una crescente intesa tra Cristiani ed Ebrei, mentre, a partire da domani sino al 25 gennaio, per un’intera settimana, saranno rivolte suppliche all’Eterno Padre affinché cessino antagonismi e diffidenze fra le numerose varianti dello stesso Cristianesimo. In effetti, appaiono inconcepibili le ataviche discordie che si registrano tra i seguaci di Gesù Cristo, i cui primi proseliti si strinsero attorno ai Dodici Apostoli proprio a Gerusalemme, la Città Santa dei culti monoteistici, per poi raggiungere l’attuale Giordania ed altri territori pagani. In termini cronologici, si distinguono due periodi, il primo Cristianesimo (70-150 d.C.) e quello iniziato dopo la morte dei discepoli degli Apostoli.

Oggi le più importanti comunità organizzate sono la Chiesa Cattolica, l’Anglicana, le Chiese Protestanti e quelle Orientali. Tra queste ultime spiccano le Ortodosse, che si autodefinirono di retta fede poiché recepirono integralmente le deliberazioni teologiche stabilite dai Concili di Nicea, Efeso e Calcedonia, a differenza di Ariani, Monofisiti e Nestoriani, cui, malgrado la condanna per eresia, va in ogni caso il merito di aver diffuso il Cristianesimo in India e Cina. Alla Riforma del XVI secolo s’ispirano le Chiese Evangeliche e Protestanti. Ne fanno parte Luterani, Calvinisti, Puritani, Indipendenti, Presbiteriani, Battisti, Metodisti, Quaccheri, Pentecostali, Avventisti, Valdesi, Testimoni di Geova ed altri gruppi minori, tra cui i cosiddetti Perfezionisti (tendenti ad una perfetta santificazione), molto diffusi in Gran Bretagna, Stati Uniti e Germania, nonché i Salutisti, che non sono atleti in ottima forma, ma neofiti dell’Esercito della Salvezza.

Dai Protestanti si differenziano gli Anglicani, la cui Chiesa di Stato è presieduta dal re (o dalla regina) d’Inghilterra ed il cui primate è l’Arcivescovo di Canterbury. La separazione della “Church of England” da Roma avvenne ad opera di Enrico VIII e fu legalizzata dal Parlamento, nel 1534, tramite l’Atto di Supremazia. Impossibile, in questa sede, addentrarsi nel labirinto di dettagli che diversificano le citate comunità, peraltro tutte disposte a dichiararsi, senza ombra di dubbio, autenticamente cristiane. Che ne penserà l’unico vero Capo Gesù, l’Unigenito Figlio del Padre? Affinché cessi questa capillare frammentazione, innegabile pietra d’inciampo per tante persone sulla via della fede nel Messia, Papa Francesco raccomanda ai fedeli di pregare intensamente. Basterà una settimana?