Umbria sempre più povera, scivola verso il Sud

Il rapporto Svimez colloca la regione fra le economie più in difficoltà
Perugia

Lo scivolamento verso Sud dell'Umbria, dal punto di vista economicosociale, può dirsi quasi completo. La certificazione arriva dal rapporto Svimetz 2019 sull'economia e la società del Mezzogiorno, presentato il 4 novembre a Montecitorio, a Roma, proprio nelle ore in cui la manovra inizia al Senato il suo percorso parlamentare.
Nel documento si parla dell'Umbria come di una "regione in transizione".
Come riporta il Messaggero siamo di fronte ad un limbo nel quale è caduta per i prossimi sette anni di programmazione di risorse europee. Una posizione confermata dai dati sul Pil con l'Umbria citata dal direttore dello Svimez, Luca Bianchi, come una delle regioni d'Europa dove il calo del prodotto interno loro per abitante, tra il 2006 e il 2017, è stato maggiore. Ponendo pari a 100 il valore medio dell'Ue a 28, il Cuore verde è passato da 104 a 83, più vicino al 71 della Basilicata che al 111 del Lazio o al 119 dell'Emilia Romagna. "Alcune regioni dei nuovi stati membri dell'Est Europa osserva Bianchi superano ormai alcune regioni forti italiane". Per il 2019 il dato regionale è stretto tra il 0,2 del Sud e il +0,3 del Centro Nord. Anche i dati sul Reddito di cittadinanza confermano "il peggioramento della povertà assoluta", trend che interessa anche l'Umbria. Al 4 settembre risultano presentate 17.032 domande con 10.275 famiglie beneficiarie e 23.007 persone coinvolte, pari al 2,6% dei residenti (Marche e Toscana al 2,2%, la media nazionale al 3,9%). Alla stessa data risultano accolte il 60,3% delle domande con un importo medio liquidato di 450,18 euro (481,16, la media nazionale). Secondo lo Svimez la povertà riguarda sempre più i giovani, "che scontano le difficoltà a entrare nel mondo del lavoro", con la quota di famiglie con a capo un under 35 in povertà assoluta che per l'Umbria si avvicina più al 14% del Mezzogiorno che al 9% del Centro Nord. Sullo sfondo, un sistema produttivo che in dieci anni ha cambiato pelle, spostandosi dalla manifattura ai servizi. L'industria, infatti, dal 2008 al 2018 ha perso oltre 1.100 unità produttive (da 10.453 a 9.394), i comparti Costruzioni, fornitura gas, luce e acqua, 2.500 unità (da 14.141 a 12.743), la stessa perdita subita dall'agricoltura (da 19.546 a 17.933). Di contro la grande area dei Servizi (dal commercio all'assistenza sociale) è cresciuta di quasi 4.500 unità, passando da 51.746 a 56.216. Normale che lo Svimez auspichi "una forte discontinuità nella politica industriale". Una mano allo sviluppo la fornirà la politica di coesione con l'Italia che per il prossimo settennio potrà disporre di circa 60 miliardi di cui il 70%, in precedenza era il 75%, destinato alle Regioni meno sviluppate. In tale quadro, l'Umbria, insieme alle Marche, entra tra le quelle "in transizione" dove trovano anche l'Abruzzo, già presente nel periodo 2014/2020. Fase per la quale risulta un "processo di realizzazione lento" come risulta dallo stato di attuazione al 30 giugno 2019 dei Programmi operativi regionali (Por) per i Fondi strutturali, il cui ciclo di programmazione si completerà entro il 31 dicembre 2023. L'Umbria, a fronte di 649,82 milioni di euro di risorse programmate, ne ha impegnate solo 212,23 milioni, pari al 32,66% contro una media nazionale del 44,97% (dati Mise, Ragioneria generale dello Stato, Igrue); i pagamenti sono stati il 18,75% (23,74 in Italia), pari a 121,82 milioni. Ammontano invece a 112,64 milioni di euro le spese certificate, progetti (Pon, occupazione giovanile, imprese e competitività) che hanno già raggiunto l'obiettivo di spesa del totale delle risorse in scadenza a fine anno. Un importo che rappresenta il 17,33% (20,33% il dato nazionale) della dotazione totale, con lo Svimez che per l'Umbria stima altri 35 milioni da certificare entro il 31 dicembre (Pon inclusione, infrastrutture e reti, ricerca e innovazione, scuola, competenze e ambienti).