Settantamila famiglie umbre in difficoltà

In compenso sale la quota di chi è soddisfatto della situazione economica
Perugia

Le famiglie umbre sono più soddisfatte della propria situazione economica, ma ce ne sono circa 70mila che "arrivano a fine mese" con difficoltà anche grandi. È una delle contraddizioni dell'attuale fase economica nella quale la crescita dell'incidenza della povertà relativa va di pari passo con l'impennata dei depositi e il ritorno dei prestiti.
   L'analisi Istat sulle condizioni dei nuclei umbri disegna una regione nella quale le disuguaglianze si stanno acuendo, accentuate anche da un'occupazione che non riesce a fornire stabilità, con la cassa integrazione che continua a crescere.
Come riporta il Messaggero Umbria “Il rapporto Noi.Italia 2019 indica che in Umbria dal 2015 al 2017 la quota di persone che vivono in situazione di "grave deprivazione" è scesa dal 10,4 al 6,1. Si tratta di un numero comunque di tutto rispetto, circa 24mila famiglie che sperimentano almeno quattro dei nove sintomi di disagio "codificati": non poter riscaldare la casa, sostenere una spesa imprevista, non potersi permettere auto, lavatrice, telefono, vacanze o un pasto proteico almeno una volta ogni due giorni. Informazioni che stridono con la dinamica positiva di coloro che si dichiarano "soddisfatti della propria situazione economica" che dal 2016 al 2018 sono dal 50,5 al 54,8 per cento.
«L'andamento di questi dati contrasta con altri indicatori», osserva Cesare Damiano, presidente dell'associazione Lavoro & Welfare.
«Ad esempio, la sostanziale stagnazione economica, la diminuzione della produzione industriale, il calo delle ore lavorate e l'aumento della Cassa integrazione. La percezione della situazione del Paese non corrisponde all'idea di famiglie convinte, a maggioranza, di vivere una situazione economica soddisfacente». L'Osservatorio Inps, infatti, continua a segnalare una ripresa della Cassa integrazione, +24,3% da gennaio ad agosto 2019 (13,56% in Italia), con quella straordinaria al +185,6%. Il sintomo di una situazione economicooccupazionale che rischia di penalizzare anche quei timidi segnali di ripresa socioeconomica”.