Con la pandemia in Umbria 37 aziende su 100 hanno perso fatturato

Lo rivela l’analisi di Acacia group su 200 mila bilanci depositati a livello nazionale
Perugia

L’analisi di Acacia group, su 200 mila bilanci depositati a livello nazionale, rileva un ammontare di 340 miliardi di euro di  perdite complessive di fatturato per le aziende italiane nell’arco del 2020.
Lo studio ha lo scopo di divulgare le analisi e i dettagli sulle principali Società Italiane e le esperienze di imprenditori e professionisti, mettendo a disposizione i principali indicatori economici.
Le Società sono fruibili  in graduatorie stilate sulla base di parametri distinti per settore e performance.
Per ogni impresa sono riportati i principali dati del conto economico e dello stato patrimoniale degli ultimi due esercizi.
Per ogni regione italiana è disponibile un singolo volume con le principali Società.
La pandemia nel 2020 ha avuto ripercussioni sui bilanci delle aziende e sui loro profitti. 
In Umbria 37 aziende su 100 hanno perso fatturato, il 38% è cresciuto e il rimanente 25% è rimasto stabile. Da qui la regione si posiziona al 17esimo posto nella classifica nazionale per l’effetto dell’impatto dell’epidemia sull’economia locale. In particolare è la Valle d‘Aosta ad aver avuto l’impatto più forte sulla sua economia (61% delle imprese ha perso fatturato), seguita da Friuli-Venezia Giulia (57%). Le performance migliori sono, invece, registrate da Molise dove solo una su quattro riporta una contrazione significativa.
Come riporta il il calo maggiore si è registrato per alberghi, bar e ristoranti (-42%), mentre è stato del 29% per il settore dell’intrattenimento e dello sport. In controtendenza sia il comparto informazione e comunicazione sia quello dell’agricoltura. 
Anche il risultato di esercizio ha registrato performance negative con una perdita media per il 34% delle imprese. Maglia nera per la Sardegna con il 40%, Friuli con il 30% all’altro capo della classifica, e Umbria esattamente in media nazionale, 35%.
Nota a parte per gli Oneri Finanziari che continuano a far soffrire, rispetto alla soglia del 3% in rapporto al fatturato, per oltre un’azienda su dieci, in particolare per l’Umbria parliamo del 13%.

“Unica nota positiva, ma solo per l’attuale contesto - spiega Francesco Pace, presidente di Acacia group - è l’indicatore Ebitda/Vendite che esprime la vera capacità dell’impresa di stare sul mercato in quanto misura quanto reddito operativo un’impresa è in grado di generare per unità di fatturato”. Nella proiezione nazionale il 22% delle imprese registra un Ebitda negativo, mentre per il 42% è superiore o uguale alla soglia ottimale e l’Umbria è in linea con i valori nazionali. 
“Nella nuova fase che stiamo vivendo, diventa particolarmente interessante rileggere in chiave sistemica gli effetti del Covid-19 sui bilanci 2020 delle imprese industriali italiane – afferma Pace - soprattutto in termini di fatturato e redditività, composizione della struttura dei finanziamenti, scelte strategiche e corporate governance, per individuare la strada che ha consentito alle imprese di dare prova di resilienza e di continuità per il loro business”.