Coronavirus e uso di droghe, è allarme giovani

Il questore Antonio Sbordone lancia l'allarme
Perugia

Una priorità nella priorità. Quindi, un livello alto d’emergenza. Lo dice il questore Antonio Sbordone riferendosi ai giovani e riferendosi al tempo stesso all’alto consumo di droga in città e provincia. Un consumo che neanche la seconda ondata del coronavirus pare riuscire a bloccare. Anzi, non è da escludere che proprio questa fase così difficile possa portare di più ad abusare di droghe. Gira molta droga in questa città e in questa provincia. Molta viene consumata da giovani e giovanissimi. Il problema dei giovani per questo motivo e anche in questa fase diventa una priorità nella priorità». Lo dice il questore Antonio Sbordone al Tgr dell’Umbria.
Come riporta , i giovani, fin dal suo insediamento, sono stati una delle sue principali preoccupazioni. La necessità di una comunicazione importante e precisa in chiave prevenzione è fin da febbraio, quando è stato nominato a capo degli uffici di via del Tabacchificio, uno dei suoi punti fermi. Dalla primavera, finito il lockdown, ha ripetuto senza sosta come la movida dovesse essere considerata «una risorsa importante per la città», una movida ovviamente con regole ben precise. E adesso torna sul tema, perché evidentemente i numeri continuano ad essere alti. Troppo alti. I numeri di una città che da anni ha un rapporto molto complesso con lo spaccio di droghe. Un problema che troppo semplicisticamente è stato ridotto al fatto che «c’è tanta offerta». La questione, come sembra evincersi dalle parole del questore, è da ribaltare e cioè che c’è tanta offerta perché c’è tanta domanda. E non è da escludere che proprio le restrizioni e le chiusure della seconda pandemia, con tanti ragazzi sostanzialmente a non fare nulla per giornate intere a parte le lezioni di didattica a distanza, possa rendere ancora più concreto lo spauracchio del consumo di stupefacenti.
Un momento difficile e delicato, racconta Sbordone al Tgr, perché sicuramente più complesso rispetto al lockdown di marzo. «Sicuramente la situazione legata all’epidemia da coronavirus in questo momento ci sta creando molte difficoltà - conferma il questore -. Viviamo un momento molto complicato, più di quello della prima ondata. Ora c’è una disciplina molto più dettagliata, ma i reati vengono commessi e le manifestazioni svolte. Quindi dobbiamo fare i controlli, seguire l’ordine pubblico e contrastare i reati. Proprio per essere arrivato in questo momento così delicato, dico che ho un rammarico relativo alla città di Perugia e alla provincia: la mia percezione di questa realtà non può che al momento essere condizionata proprio dalla pandemia. Mi sembra comunque una provincia vivace, con problematiche alla stregua di altre città e provincie di questa dimensione. Che idea mi sono fatto dei perugini? Che è gente che cerca la tranquillità. Ai cittadini non poco che dire cercate di stare tranquilli e collaborare. Noi forze dei polizia dobbiamo accompagnare questo percorso, Lo ripeto spesso ai miei collaboratori: anche l’approccio deve essere portato a creare empatia con le persone. Non possiamo avere atteggiamento persecutorio per cittadini e operatoti economici, la prova che stiamo attraversando è molto dura e meritano grande rispetto».
In questa forma di collaborazione rientrano inevitabilmente anche le segnalazioni di situazioni fuorilegge. In particolare quelle legate al terrore assembramenti: un sentimento molto diffuso in questa fase in cui i numeri del coronavirus forse spaventano più che a marzo. Perché l’impennata di queste ultime settimane, con centinaia di positivi e decine di morti, ha spaventato le persone ancora di più. Oltre chiaramente ad innalzare il livello dei controlli.
Secondo quanto si apprende, tra le oltre 50 segnalazioni che arrivano ogni giorno ci sarebbero anche quelle di situazioni legate a feste private e movida fai da te condivise sui social network.