Il Tar chiude il caso Esposito, conciliazione per la causa da un milione

La dottoressa sarebbe stata danneggiata dall'ex dirigenza e ha rinunciato al ricorso per il primariato
Perugia

Il Tar dell'Umbia, con una sentenza pubblicata il 5 gennaio 2022, ha chiuso il procedimento nato dal ricorso della dottoressa Susanna Esposito contro l'ospedale di Perugia per l'annullamento del concorso da primario della clinica pediatrica. Spese compensate tra le parti.

Come riporta oggi Il Corriere dell'Umbria, in un servizio a firma di Alessandro Antonini, la sentenza arriva dopo la rinuncia al ricorso amministrativo contro l'interruzione della procedura concorsuale per il conferimento dell'incarico di direzione della struttura complessa a direzione universitaria clinica pediatrica da parte dell'ex responsabile della pediatria dell'ospedale di Perugia. Esposito, secondo la ricostruzione dell'accusa nell'ambito dell'inchiesta sui concorsi truccati nella sanità umbra, era stata bersaglio dell'ex dirigenza del Santa Maria della Misericordia azzerata dallo scandalo giudiziario. Va avanti la causa di lavoro in cui Esposito, pediatra infettivologa di fama internazionale, ora primaria dell'ospedale di Parma, ha chiesto all'azienda ospedaliera di Perugia un milione e 80 mila euro di risarcimento sia per il danno patrimoniale sia per quello non patrimoniale. Dopo due udienze, si è arrivati a una proposta di conciliazione del giudice. Con il cambio dei vertici del nosocomio potrebbe essere sentito il nuovo dg.

Esposito prima dell'inchiesta esplosa nel 2019 era stata sospesa per 4 mesi con multa da 250 euro, dopo contrasti con l'allora dirigenza, ufficialmente per presunte irregolarità sulle presenze in servizio.
Esposito aveva messo per iscritto in tempi non sospetti che quello vissuto a Perugia, prima che le indagini rivelassero i presunti piani per colpirla, è stato "un periodo di enorme sofferenza". "Tu controlla i tabulati orari...", fatti mandare i tabulari orari", in modo tale "da darle una bastonata di quelle forti che si fa male", dicevano gli indagati in una delle intercettazioni dell'inchiesta della procura di Perugia.