Contenimento e gestione dell’emergenza Covid-19 in Umbria

Le comunicazioni della Presidente Tesei e la replica di Bori
Perugia

Al termine della seduta di question time dell’Assemblea legislativa di oggi, martedì 10 novembre, la presidente della Giunta regionale, Donatella Tesei, ha aggiornato l’Aula di Palazzo Cesaroni sul contenimento e la gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19 in Umbria. A seguire il capogruppo Pd, Tommaso Bori, ha svolto la relazione a nome dei gruppi di minoranza.

Dopo questi due interventi la seduta è stata sospesa dalla vicepresidente Paola Fioroni per consentire un confronto tra le parti politiche sui contenuti di due risoluzioni proposte da maggioranza e minoranza.

La presidente Donatella Tesei ha aperto la relazione rilevando che "l'unico nemico comune ora è il virus".

I casi positivi ora sono 10.198: negli ultimi giorni ci sono stati 7.500 casi in più e quasi 300 nuovi ricoveri (per un totale di 424). Ci sono 64 pazienti in terapia intensiva (+50 in 20 giorni); si registrano 5055  guariti, con un forte aumento negli ultimi 10 giorni (+56%). Il tasso di letalità è dell’1,29 percento. Tutti numeri allineati con la media nazionale. La pressione sugli ospedali è enorme.

La pandemia prosegue velocissima in tutta Italia. In Umbria vengono effettuati il doppio dei tamponi, rispetto al numero degli abitanti, di altre Regioni. Migliora il dato dei contagiati/testati. Siamo ottavi per numeri di ricoveri e secondi per le terapie intensive, soprattutto per l’età media della popolazione.

Noi saremo in zona arancione da domani, insieme ad altre 7 Regioni, mentre altre 5 o 6 diverranno rosse.

Le misure di contenimento attuate (e l'Umbria è stata una delle più severe) non riescono a rallentare la pressione sugli ospedali - spiega la Presidente della Regione - che la nostra sanità aveva il compito di  potenziare al massimo in seguito al "Decreto rilancio".

Erano infatti previsti 127 posti di terapia intensiva e 62 di semi-intensiva come obiettivo per l’Umbria. La nostra sanità ha dato il via a questo programma, ora siamo allo step 4 del piano di potenziamento.

I posti letto saranno ampliati del 20% (576 totali), oltre a 40 di area grigia. Questi obiettivi sono stati conseguiti in modo modulare all’interno della rete ospedaliera. 

Sugli interventi strutturali, è stato spiegato che non è stato possibile per nessuna Regione fruire dei ‘Fondi Arcuri’, perché le procedure del Commissario sono appena terminate o ancora in corso.

Se non ci fossimo avvalsi della struttura di Arcuri saremmo allo stesso punto, vista la scarsa efficacia delle procedure di cui possiamo disporre di fronte a queste emergenze. L’ondata è stata più veloce di qualsiasi procedura che Governo e Regioni potessero mettere in campo. Tutto questo limita le altre attività sanitarie.

Questo può avvenire solo per un periodo di tempo limitato, in attesa che le misure di raffreddamento dei contagi facciano effetto.
Già due settimane fa le Regioni avevano chiesto misure di supporto per il contenimento. Tutti i presidenti della Regioni cercano di supportare il Governo per adottare le decisioni migliori. Erano state chieste misure forti ma unitarie su tutto il territorio nazionale, visto che la tendenza esponenziale riguarda tutti i territori.

"Oggi sono i medici e gli scienziati che chiedono misure di contenimento nazionali. Il nostro piano di contenimento - continua Donatella Tesei - potrebbe non essere sufficiente ad affrontare il picco di ricoveri, previsto per i primi giorni di dicembre. Stiamo lavorando ad un ‘Piano emergenziale di salvaguardia’ per affrontare quella situazione di ulteriore emergenza. 

Esso dovrà aumentare di ulteriori 150 posti le degenze ordinarie e di 40 le terapie intensive e garantire uno spazio di salvaguardia nelle terapie intensive in caso di picchi giornalieri. Il primo tassello di questo piano è l’ospedale militare, che garantirà ulteriori 34 posti Covid e 3 di terapia semi intensiva. Dovrebbe essere operativo da domani.

L’ospedale da campo della Regione Umbria sarebbe potuto già essere realizzato ma la ditta che si è aggiudicata il bando proponendo la realizzazione dell’opera in dieci giorni ha dichiarato di non essere in grado di farlo. L’affidamento è stato revocato, il secondo concorrente garantirà la realizzazione dell’ospedale da campo in 25 giorni. La struttura garantirà 12 terapie intensive e 10 posti di degenza Covid.

Riguardo al personale sanitario, Regione e Università stanno facendo il massimo per eseguire i tracciamenti necessari. La scarsità di personale è uno dei maggiori problemi che stiamo affrontando: 400 operatori sanitari sono in quarantena o contagiati. Questo sta allungando i tempi dell’attuale Piano di contenimento.

Ad oggi ci sono 111 terapie intensive (su 127) con altre attivabili se necessario. Le terapie sub-intensive attivate sono 59 dsu 62, ma abbiamo previsto una integrazione per arrivare a 74 posti. I posti letto Covid attivati sono 477 (su 576) con gli ultimi 100 posti attivabili entro fine settimana mentre sono operativi i 40 posti grigi.Sono amareggiata di aver subito altre due settimane di insulti e attacchi mentre mi si chiedeva una collaborazione istituzionale. Addirittura un componente di quest’Aula mi ha accusato di aver abbandonato la nave mentre io dedico 18 ore al giorno al mio lavoro. Nonostante l’amarezza resto disponibile al dialogo e al confronto.

Chiedo a tutti un salto di qualità nelle nostre interlocuzioni: gli umbri vogliono risposte che noi stiamo cercando di dare. Per trovare soluzioni servono tempi e procedure, soprattutto rispetto a problemi che esistono da molto tempo.
Dobbiamo fare appello a tutti i cittadini: rispettiamo i comportamenti anti Covid, tuteliamo gli anziani, chiediamo ai giovani di avere un forte senso di responsabilità. Il passaggio alla zona arancione comporterà dei cambiamenti. Avremo un‘attenzione particolare per le aziende che dovranno affrontare le chiusure”.

In assenza del portavoce Paparelli, per la minoranza è intervenuto il capogruppo del Pd Tommaso Bori: “Necessario un cambio di marcia, dobbiamo lavorare insieme il più possibile, serve grande senso di responsabilità. In questa Aula non ci sono nemici ma avversari politici, il cui nemico comune è il virus. Chiediamo di riporre le tentazioni di fanatismi, dobbiamo capire che il nostro sistema sanitario regionale è sotto stress e sotto organico, a rischio di un collasso che non è distante nel tempo, perché non si sa se potrà reggere questa seconda ondata.

Quindi niente polemiche politiche, troviamo posizioni comuni Ringraziamo i cittadini che hanno fatto grandi sacrifici e gli operatori sanitari, ma stiamo attenti a come rappresentiamo all’esterno i nostri operatori sanitari: ho letto in alcune testate giornalistiche di medici che ricoverano codici bianchi per creare una saturazione di reparti che in realtà non ci sarebbe. Non cediamo alle sirene di chi vorrebbe lucrare con la propaganda in questa fase. Dobbiamo sapere che siamo la prima regione con tasso di saturazione ben oltre il 30 per cento delle terapie intensive, noi siamo al 60 per cento. I posti covid non sono un ampliamento ma sono una riconversione, si tolgono posti letto ad altro e comunque il tasso di saturazione è molto alto. 

Il sistema di tracciamento e isolamenti è andato in tilt. Non si può fare polemica su questo - continua Bori - dobbiamo uscirne insieme. Dobbiamo preoccuparci delle altre patologie: in questo momento è difficile accedere a diagnosi e cura, tutte le patologie croniche o ancora non diagnosticate non riescono ad accedere a una prima diagnosi o a un controllo di screening, visite di controllo.

In tanti casi, penso alla salute mentale o alla riabilitazione, c’è un problema emergenziale. Il bilancio complessivo della salute degli umbri rischia di uscire con gravi danni dovuti all’emergenza e rischiamo di pagare il conto nel lungo periodo. Servono risposte per la gestione della rete di emergenza-urgenza.

Dobbiamo su questi temi trovare punti di convergenza, noi faremo la nostra parte. La Presidente rivendica l’ospedale da campo - conclude Bori - ma credo che dovremo fare autocritica: 4,5 milioni di euro si potevano riconvertire per rendere funzionali all’emergenza tante strutture e intanto l’ospedale ancora non c’è, bisognerà ragionarci. C’è necessità di misure urgenti, straordinarie e forse impopolari, le troppe attese rischiano di creare una crisi economica e sociale che si scaricherà sulle spalle dei più deboli. I sacrifici di cittadini e operatori sanitari rischiano di non bastare, serve un investimento, un potenziamento di organici, mezzi e strutture. Questa è la sfida che dobbiamo saper cogliere insieme”.