Caso Dentix, al via il concordato preventivo

La società di cliniche odontoiatriche avrà fino a 120 giorni di tempo per presentare un piano di rilancio, trovare un acquirente o alzare bandiera bianca. Nel frattempo, chi aveva un finanziamento può farsi restituire i soldi
Perugia

A lanciare l'allarme è stata per prima Federconsumatori che, dopo il fallimento della catena di cliniche odontoiatriche Dentix, denucia come ci siano centinaia di pazienti lasciati con le cure a metà comunque costretti a pagare le rate dei finanziamenti accesi per potersi sistemare la bocca.
 Dentix Italia fa capo alla Dentix Spagna, che ha fatto richiesta in tribunale di istanza pre-fallimentare.
È presente nel nostro Paese con 57 ambulatori, concentrati in 12 regioni e, da giorni, gli operatori non rispondono più ai pazienti e le cliniche sembrano aver cessato, di fatto, l’attività. 
I pazienti vengono indotti ad accendere un finanziamento per affrontare le cure odontoiatriche necessarie. In tal modo Dentix incassa subito l’intero ammontare della parcella e il consumatore si fa carico degli interessi da riconoscere alla finanziaria. Dopodiché le cure proseguono lente e a singhiozzo.  
Ora sopraggiunge lo stop operativo.
Anche a Perugia, a Foligno e a Terni, sono centinaia le persone che si stanno rivolgendo, via telefono o mail, a Federconsumatori per avere assistenza.
"Ricordiamo a tutti i cittadini coinvolti - aggiunge Federconsumatori - che gli sportelli salute di Federconsumatori sono a disposizione per assistenza e informazioni sulle attività da mettere in campo per la loro tutela sul piano giuridico e medico-legale. Chi opera scorrettamente, approfittandosi della necessità di cura dei cittadini, non potrà e non dovrà farla franca: a maggior ragione in un momento come quello che le famiglie stanno attraversando all’indomani della pandemia e delle pesanti conseguenze sul piano economico che ha determinato. Le cure odontoiatriche per troppi cittadini sono divenute un vero e proprio calvario: abbandonati dal settore pubblico, vittime, nel privato non regolato, di società di capitali, votate al puro incasso finanziario e spesso prive di deontologia medica. Per questo ci siamo rivolti al Ministro Speranza, chiedendo un incontro per discutere e pianificare una necessaria e urgente riforma del settore, che preveda, da un lato, investimenti diretti da parte del settore pubblico (Stato e Regioni), dall’altro, una regolazione del settore privato che metta al centro la forma societaria della Società Tra Professionisti (STP), con uno stop alle società di capitali. Questa soluzione, a nostro avviso, meglio di altre riesce a coniugare maggiori garanzie per i cittadini dal punto di vista della sicurezza e completezza delle cure, nonché della solidità del soggetto erogatore".

Per tutta risposta lo scorso 25 giugno la società ha fatto richiesta di concordato preventivo al tribunale di Milano.
È una procedura che potrebbe portare a scenari molto diversi tra loro: la riapertura delle cliniche sotto la gestione della stessa società (che fa parte del gruppo Dentix Health Netherlands ma ha come amministratore unico lo spagnolo Angel Lorenzo Muriel); la riapertura sotto la gestione di un’altra società o il fallimento. Di certo non sarà una cosa breve: Dentix ha chiesto un concordato “in bianco”, riservandosi fino a 120 giorni di tempo (prorogabili di altri 60) per presentare un piano, portare un acquirente o alzare bandiera bianca. 
Cosa succederà adesso?
“Sarà il giudice a deciderlo, dopo aver vagliato le opzioni sul tavolo. Di certo, esiste la possibilità che l’attività prosegua, ma adesso è impossibile fare previsioni” spiega Danilo Galvagni, vicepresidente di Adiconsum, che invita i clienti rimasti col cerino in mano a contattare le sedi locali dell’associazione, “perché ogni situazione è differente e non è possibile fornire un consiglio valido per tutti”.
Con la riapertura delle attività commerciali, i 57 negozi-cliniche di Dentix sono comunque rimasti chiusi, vittime del lockdown da Coronavirus che è durato circa due mesi. Sono centinaia i clienti che avevano pagato per cure dentali rimaste in sospeso e sui quali pesa un doppio macigno: quello della salute, con problemi non ancora risolti, e quello economico, per cure che possono costare anche migliaia di euro.