Davide Pecorelli sentito a Perugia dal procuratore Petrazzini

L’ex arbitro viene sentito nell’ambito del fascicolo aperto per omicidio sul suo caso
Perugia

Davide Pecorelli, l’imprenditore dell’Altotevere, scomparso per 9 mesi e ritrovato poi inaspettatamente vivo nella giornata di sabato, è arrivato in Procura poco prima delle ore 16 di lunedì.
Qui si è incontrato con il procuratore aggiunto Giuseppe Petrazzini a cui ha dovuto spiegare quasi nove mesi di silenzi carichi di mistero.

Una vicenda da film, con molti, troppi punti oscuri, quella dell'imprenditore umbro Davide Pecorelli, ex arbitro della Valtiberina, ritrovato dopo nove mesi dalla sua scomparsa sano e salvo a bordo di un gommone alla deriva. I carabinieri della Forestale sono intervenuti nel Tirreno, mentre venerdì 18 settembre stava cercando di attraccare con difficoltà a causa del mare mosso sull'isola di Montecristo. Il “naufrago” era senza documenti, per cui l'identificazione è potuta avvenire solo in seguito, alla caserma di Piombino. Qui ha potuto avvertire l'ex moglie che è andata a Piombino per riportarlo a casa, e papà Renato, 86 anni che si è lasciato andare ad un amaro sfogo: «Sono stati mesi di grande dolore, non sono più uscito di casa. Quando ho saputo che Davide stava bene mi sono sentito rinascere».
Pecorelli, 45 anni, originario di Lama di San Giustino, ma con legami a Sansepolcro e nel resto della provincia di Arezzo, era scomparso nel nulla lo scorso gennaio dopo un viaggio in Albania, dove era andato per lavoro, per tentare di trovare una soluzione alla crisi in cui erano caduti i suoi saloni di bellezza tra Umbria e Toscana. Proprio lì contava di vendere un macchinario utilizzato nell'estetica al fine di risollevare i proprio affari. Pecorelli doveva far fronte alle grosse difficoltà che aveva sia con l’albergo a due stelle di Lama, che con i negozi di parrucchiere di San Giustino Umbro, Sansepolcro, Città di Castello e Corciano.

Per questo cercava di espandere il suo orizzonte nel Paese natale della moglie Ianita, madre di uno dei suoi figli.

E fu proprio in Albania che Pecorelli scomparve. Ci arrivò il 3 gennaio, sarebbe dovuto restare un mese e invece la sua improvvisa sparizione riempì le pagine della cronaca nera. Cosa sia successo in Albania però a tutt'oggi ancora non è chiaro. L'auto che aveva noleggiato a Tirana nel dicembre scorso, fu ritrovata il 6 gennaio a Puke, nel nord del Paese, distrutta dalle fiamme. Al suo interno furono rinvenuti dei resti umani (ossa), il suo orologio e il telefonino. Gli inquirenti albanesi pensarono subito ad un suicidio. Quelli italiani invece maturarono l'idea che dietro alla scomparsa ci fosse un crimine violento, tanto da aprire un fascicolo per omicidio colposo. I resti furono inviati in Italia per analizzarne il dna: ma il materiale era esiguo e ridotto male e l'esame non diede alcun esito.
Da lì l'inizio del giallo che ha fatto registrare un altro capitolo importante il giorno del suo ritrovamento “miracoloso”.

Lui, quanto gli agenti lo hanno soccorso alla deriva, ha spiegato candidamente: «Scomparso? Ero in vacanza». Una battuta che dà la cifra del personaggio. Negli ultimi giorni, è poi venuto fuori, che aveva soggiornato in un hotel all'Isola del Giglio, questo anche se non in possesso né dei documenti né del Green Pass. Su cosa ci facesse è mistero fitto. Così come mai, nonostante il mare agitato, avesse deciso di recarsi alla vicina Montecristo nonostante l'isola sia inaccessibile a turisti. Al momento l'unica certezza è il fatto che Davide Pecorelli è vivo e sta bene.

Tante le domande a cui rispondere: perché era sparito? Come è tornato dall'Albania? Era solo oppure qualcuno lo ha aiutato? Nel Paese delle Aquile, le autorità derubricano la vicenda a una farsa. In Italia, però, tira un'aria differente.
Alla Procura di Perugia il fascicolo è aperto per omicidio volontario e traffico di droga e il procuratore vuol vederci chiaro.

Sono ancora molti però i misteri da risolvere. Secondo gli inquirenti, alla base dell’improvvisa scomparsa vi sarebbero problemi economici.

Pecorelli ha dormito per due notti in un albergo al Giglio, come un turista. Prima ancora sarebbe stato a Roma e qui avrebbe prelevato per la prima volta del denaro dalla sua carta di credito. A notare il movimento l’ex compagna. Venerdì poi il ritrovamento sul gommone in avaria con documenti falsi, che gli sono costati l’iscrizione nel registro degli indagati a Grosseto per sostituzione di persona.

Unico reato fin qui contestato in Italia, visto che gli altri eventualmente gli verranno contestati in Albania. Gli stessi documenti che probabilmente ha usato per nascondersi inizialmente in Albania e poi per tornare in Italia.