Davide Pecorelli, per la tv albanese viveva a Valona tra calcio, brandy e spiaggia

Di preti di Medjugorje, con cui lui ha detto di aver trascorso gli ultimi otto mesi, neanche l’ombra
Perugia

Ha parlato agli inquirenti di Perugia di un "tesoro" che voleva cercare all'isola di Montecristo l'imprenditore umbro Davide Pecorelli, 45 anni, scomparso "misteriosamente" in Albania, all'inizio dello scorso gennaio e rintracciato venerdì scorso a bordo di un gommone naufragato al largo delle coste livornesi. Lo ha sentito come persona informata sui fatti dalla Procura di Perugia che ha aperto un fascicolo dopo la denuncia presentata dalla compagna dell'uomo in seguito alla sua scomparsa.
Per quasi nove interminabili mesi mentre la sua famiglia lo dava per morto, ammazzato in un’auto in fiamme nelle campagne di Puke – omicidio che lui stesso aveva simulato –  Davide Pecorelli sarebbe stato «in una comunità di preti vicino a Medjugorie», «grazie all’aiuto di un sacedote cattolico conosciuto in Albania», per poi ricomparire naufrago su un gommone noleggiato sotto falsa identità al Giglio, al largo dell’Isola di Montecristo dove è vietato anche l’attracco,

Ha rivelato agli inquirenti che stava cercando un tesoro di monete a bordo di un gommone di 4,5 metri approdato a Montecristo. Aveva con sé una piccozza e due sacchi di juta. Ai carabinieri forestali ha detto che era un appassionato di minerali. Ma l’ipotesi, suffragata dalla deposizione in Procura, è che stesse scavando per trovare un leggendario tesoro dell’isola. Pecorelli, proprio come nel romanzo di Dumas, avrebbe avuto la dritta da un religioso (da lui conosciuto a Medjugorje). 

«Ho deciso di scomparire perché travolto dai problemi economici. Sono praticamente rovinato», ha ammesso nel corso del faccia a faccia di tre ore con il procuratore capo Raffaele Cantone e con il sostituto Giuseppe Petrazzini, presente anche il capo della squadra mobile, Gianluca Boiano che l’hanno sentito a sommarie informazioni nell’ambito delle indagini sulla scomparsa (fascicolo poi iscritto per omicidio volontario e traffico di droga) e senza l’assistenza di un legale.
A ottobre però sarebbe tornato a casa – ha spiegato – ma l’incidente sul Tirreno l’ha smascherato anzitempo e costretto a rivelare il motivo della sue ricerche nell’isola della leggenda del tesoro nascosto. All’uscita dalla procura di Perugia, Pecorelli, 45 anni, imprenditore umbro-toscano nel campo dei prodotti di parrucchieria, ex arbitro della sezione di Arezzo, capelli tinti di biondo, dimagrito e cappellino calato sul volto non si è sottratto ai cronisti.

«I miei familiari non sapevano dove fossi e il motivo della scomparsa non era certamente incassare il premio dell’assicurazione».

In Italia sicuramente la sostituzione di persona contestata dai carabinieri di Grosseto e, sembra, la simulazione di reato commessa oltremare: quell’auto in fiamme con all’interno frammenti ossei rubati in un cimitero e un telefono cellulare intatto che agli inquirenti italiani ha subito fatto storcere il naso quanto alla verosimiglianza di un delitto maturato nell’ambito di un regolamento di conti della mala albanese.

Gli investigatori della Mobile, già nei mesi scorsi, avevano messo nero su bianco che Pecorelli era vivo: lo testimoniavano alcuni indizi, comprese intercettazioni telefoniche.

Poi, domenica scorsa la carta di credito, cointestata con la compagna albanese, viene utilizzata: due prelievi da 250 euro a Roma. I poliziotti capiscono che l’ex arbitro è sul suolo italiano. Ieri ha aggiunto di aver preso un autobus dal paese in cui sarebbe apparsa la Madonna per arrivare in Italia e un treno da Roma alla Toscana per arrivare a Montecristo.

Intanto il suo strano caso continua ad essere seguito dai media più grandi, e anche la gli ha dedicato un servizio in cui sconfessa la versione che Davide Pecorelli ha fornito in Procura, pubblicando foto dell’imprenditore scomparso con un look molto simile a quello con cui si è presentato in Italia.
Secondo diversi siti albanesi Pecorelli avrebbe passato l’estate a Valona in un appartamento lungomare, a giocare a pallone, leggere in spiaggia e bere brandy. Un’estate in cui, secondo Topchannel si faceva chiamare Cristiano. 
La Procura di Tirana, che ha aperto un fascicolo su di lui con l'accusa di simulazione di reato (il rogo con cui ha messo in scena la sua finta morte) e furto (per aver rubato delle ossa in un cimitero albanese, come ha detto ai magistrati perugini).