Caso Raggi, confermati i 30 anni al marocchino omicida

La Corte d'assise d'appello di Perugia ha ribadito la pena inflitta in primo grado dal tribunale di Terni
Perugia

La Corte d'assise d'appello di Perugia ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione ad Amine Aassoul. Ribadita dunque la pena inflitta in primo grado dal tribunale di Terni con rito abbreviato, nei confronti del marocchino clandestino trentenne accusato di aver ucciso con un coccio di bottiglia, fuori da un locale ternano, nella notte tra il 12 e il 13 marzo 2015, il ventisettenne ternano David Raggi.

Accolta dunque la richiesta delle parti civili, la famiglia Raggi e il Comune di Terni, formulata in udienza: il sostituto procuratore generale Giancarlo Costagliola aveva invece chiesto la riduzione della pena a 18 anni, escludendo l'aggravante dei futili motivi.
La soddisfazione della famiglia. "Siamo rimasti sorpresi dalla richiesta della procura generale - commenta, a udienza conclusa, il legale della famiglia Raggi, Massimo Proietti - alla fine però è stata confermata una sentenza molto equilibrata. Siamo molto soddisfatti".
Un'ora per decidere. La Corte si è chiusa in camera di consiglio per poco più di un'ora. Oltre all'imputato (per il quale l'avvocato difensore, Giorgio Panebiancom aveva chiesto l'esclusione dell'aggravante dei futili motivi o in alternativa il riconoscimento del reato di omicidio preterintenzionale), in aula c'era anche un nutrito gruppo di amici di Raggi e alcuni famigliari, tra cui il fratello Diego, in lacrime al momento della sentenza.
Presente anche la madre di Carlo Macro, il 33enne romano ucciso il 14 febbraio 2014 al Gianicolo da un indiano senza fissa dimora. Entrambe le famiglie delle vittime hanno avviato una causa contro lo Stato.
Nel caso dei Raggi, il procedimento riguarda il ministero dell'Interno e quello della Giustizia: il primo chiamato a rispondere per la mancata espulsione del marocchino, il secondo per la mancata esecuzione di un cumulo di pene. L'udienza davanti al tribunale di Roma è  fissata per l'8 novembre prossimo.

In fondo riportiamo il video tratto dal filmato postato su Youtube di Tele Galileo riferito alla sentenza di primo grado.