Rimpatrio coatto per tunisino pusher-rapinatore

Pur di evitare il ritorno a casa il criminale aveva spergiurato di aver capito la lezione e quindi di essersi integrato. Ma il giudice non gli ha creduto
Perugia

di Francesco Castellini - Speriamo che questa sia l'ultima volta. E' evidente che le maglie della Giustizia italiana sono a rete larga e c'è sempre qualcuno che ne approfitta.
Come il tunisino protagonista di questa storia di cronaca giudiziaria, che, dopo essere sbarcato in Sicilia nel 2011, ottenuto il permesso di soggiorno per richiedenti asilo, ha fatto di Perugia la sede fissa delle sue scorribande criminose, spacciando droga e rapinando gente inerme, finanche puntandole il coltello alla gola.
Basti ricordare che in poco più di un anno è stato arrestato due volte dalla Squadra Mobile, per spaccio di stupefacenti. E per i suoi atti l’ufficio Immigrazione gli aveva revocato il soggiorno, fino a decretarne l'espulsione. Ma nel 2013, accompagnato ad un Cie, riuscì a fuggire prima del rimpatrio.
Dopodiché a Perugia è stato nuovamente arrestato a Fontivegge dalla Guardia di Finanza; quindi “beccato” dalla Squadra Mobile in Piazza del Bacio, accusato di aver rapinato a mano armata un passante. L’ultimo arresto è stato effettuato nell’estate dello scorso anno e quindi condotto nel carcere di Capanne.
Adesso il tribunale di Sorveglianza ne ha disposto il rimpatrio, quale misura alternativa alla detenzione, cosa per nulla gradita al tunisino, che per evitare il coatto rientro a casa ha spergiurato di essere completamente rinsavito e di aver capito bene la lezione. Il giudice non gli ha creduto e quindi ha dato esecuzione al provvedimento di espulsione.
E così venerdì il pusher-rapinatore è stato rimpatriato. Sono stati gli agenti dell’ufficio Immigrazione a prelevarlo in carcere e a condurlo a Fiumicino. Ma per non farsi buggerare questa volta è stata assicurata la presenza di poliziotti della questura di Perugia anche a bordo del volo che lo ha ricondotto in Tunisia. Il provvedimento ha una clausola ferrea: se tal criminale dovesse far rientro in Italia, al primo controllo sarebbe ricondotto in carcere dove deve ancora scontare un periodo di pena residuo.

Ma anche così c'è poco da illudersi. Le vie dei barconi sono infinite e non stupirebbe a nessuno ritrovarselo un giorno in un parco a Perugia, ancora "armato" delle migliori intenzioni.