Virus, Umbria invasa da variante inglese e brasiliana

Dato più alto in Italia, il vecchio Covid non c'è più
Perugia

In Umbria le varianti inglese e brasiliana hanno preso il sopravvento sul Covid-19 originario. Il fenomeno delle varianti in Umbria interessano ormai il 96% dei casi certificati secondo l’ultima indagine lampo Iss-Ministero.

Sono 80 i campioni positivi confluiti nel nuovo flash survey dell’Istituto superiore di sanità e del Ministero della Salute che, insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler, continuano a mappare la presenza delle varianti sul territorio.
L’ultima analisi campionaria, aggiornata al 18 marzo, indica che in Umbria ormai la quasi totalità di contagi è riferibile alle mutazioni del virus, con quello “selvaggio” presente ormai nel 4% dei casi.
Su 80 campioni selezionati dai cinque laboratori regionali di riferimento, ne sono stati sequenziati 26, con 25 sequenze ottenute per analisi. Una ricerca che ha restituito in 16 casi la presenza della variante inglese (lineage B.1.1.7) la cui prevalenza è stimata al 64%. In otto casi, invece, l’analisi genetica ha restituito la presenza della mutazione brasiliana (lineage P.1) la cui prevalenza è stimata al 32%.
Una percentuale che si conferma la più alta in Italia.
Nel rapporto si parla di “ampia diffusione sul territorio nazionale” della variante inglese, mentre l’altra presenta una prevalenza media del 4%, con un range che oscilla tra lo 0 e il 32% (dato dell’Umbria).
A livello nazionale l’inglese è presente nell’86,7 per cento dei tamponi, la brasiliana nel 4%. Il resto invece vede la presenza del Covid originario o di altre varianti.
“Ma mentre nel monitoraggio precedente era stata segnalata in Umbria, Toscana e Lazio – si legge nel rapporto - nell’ultima indagine è segnalata anche in Emilia-Romagna. Si rileva inoltre che la variante brasiliana è in diminuzione nel numero totale in Umbria e in aumento, invece, nel Lazio”.  Il risultato emerso nella precedente rilevazione effettuata il 18 febbraio era che nei 47 casi presi in esame in 24 fu rilevata l’inglese (51,1%), in 17 la brasiliana (36,2%) e nelle altre 6 quelle che si definiscono mini-varianti.