Allarme Covid a Perugia, non ci sono più posti in terapia intensiva

Due pazienti sono stati trasferiti negli ospedali di Città di Castello e Branca
Perugia

Crescono i casi di positivi al Coronavirus in Umbria, tanto da aver superato i numeri dello scorso aprile, con un totale di 3.324 contagi, secondo i numeri forniti dalla Regione.
Ma, come scrive , un dato, oggi, diventa davvero allarmante: a Perugia, nel maggiore ospedale regionale, la terapia intensiva è piena.
Da un paio di giorni, infatti, i posti in entrambi i settori (Covid e non Covid) sono tutti occupati. T
anto che almeno due pazienti non Covid sono stati trasferiti agli ospedali di Città di Castello e Branca.
Spostamento neanche tanto facile, da quel che si apprende, vista la difficoltà anche delle altre strutture di assorbire i pazienti in un reparto così delicato e strategico in questo momento, vero ago della bilancia per capire l'andamento della pandemia in Umbria.
Perché è vero che, rispetto alla passata primavera, i dati parlano di un numero maggiore di asintomatici - più pericolosi per l'esponenzialità del contagio, ma più tranquillizzanti dal punto di vista della tenuta del sistema sanitario e forse dell'attenuazione del virus, come sostiene qualche esperto – per cui i dati sui ricoverati in terapia intensiva diventano ancora più indicativi.
E in tutta la regione, sono adesso nove le persone in Rianimazione, una in più di sabato, con ben 135 nuovi casi nell'ultimo giorno: un balzo ormai costante, anche se dopo due giorni caldi si abbassa finalmente sotto 5 il tasso di positività.
Anche se, sempre a leggere i numeri, in una settimana i casi sono più che raddoppiati: passati da 302 a 648, seguendo il trend nazionale. Non è infatti più come nel periodo di marzo/aprile: ora l'Umbria segue la media nazionale sui positivi, mentre è disarmante come i numeri siano sotto la media per i guariti: a ieri c'era un 62,6 per cento di tasso di guarigione contro il 68,28 nazionale.
Ed è proprio questo un altro dato che preoccupa gli esperti e certamente chi in questo momento sta pianificando le strategie di gestione e contingentamento della pandemia: in Umbria domenica i guariti definitivamente sono gli stessi cinque di sabato, senza nessun cambiamento, segno che ci si ammala di più e si guarisce di meno. O che, come sostiene qualcuno, si fanno decisamente più tamponi di prima: ieri record con 2.779 test eseguiti ma anche primato di casi testati, con il 7,92 per cento di positivi su 1.705 persone controllate.
Al di là della terapia intensiva, poi, passano da 64 a 67 i ricoverati in ospedale. Stabile per fortuna il numero dei morti (88), con un totale di attualmente positivi che tocca quota 1.241. Per chiudere con i numeri, infine, un approfondimento sugli asintomatici: l'escalation degli ultimi tre giorni parla di continui record superati. Se infatti venerdì erano 111 casi riscontrati e sabato 118, ieri sono stati addirittura 125.
Tra questi anche i casi che hanno portato alla chiusura di una scuola a Passignano. «Tenuto conto della situazione in evoluzione, dei protocolli scolastici – scrive il sindaco Sandro Pasquali -, dopo un colloquio con le autorità competenti, visto il numero elevato di contagi all’interno di una classe elementare, sia pur casi asintomatici, e degli isolamenti in atto, verranno chiuse in via precauzionale tutte le classi della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo “D.Birago”, fino al 18 ottobre». E a proposito di scuola, rabbia dell'Unione degli studenti Perugia, che con Amanda Zerbo dichiara «uno stato di permanente agitazione presso i luoghi di frequentazione studentesca, rivendichiamo un città e una scuola che ci prenda in considerazione e dia a noi la possibilità di prenderci delle responsabilità nei confronti del nostro territorio. Riteniamo preoccupante la totale assenza della volontà di inclusione degli studenti nella riprogettazione post lockdown delle scuole e della città, siamo stanchi di essere trattati come incoscienti e irresponsabili, non tollereremo più questa continua estromissione. Il coinvolgimento della fascia studentesca deve essere dato garantito».