Umbria: scuole chiuse, rivolta di studenti e insegnanti

Cosa accadrà se la chiusura venisse confermata
Canali:
Perugia

L'Umbria si tinge di sfumature "rosse". Sale a 31 il numero dei Comuni ad alto rischio, con l'aggiunta di Giano dell'Umbria e Montegabbione, per i quali sono previste ulteriori restrizioni per contrastare la diffusione del virus.

Resta ancora da confermare la chiusura delle scuole nel Comune di Perugia e in altre località umbre, decisione che verrà probabilmente presa in seguito all'incontro di stamattina, lunedì 1 febbraio, organizzato ndal presidente dell'Anci, Michele Toniaccini.

Da oggi, nel frattempo, sono state decretate le lezioni a distanza per gli studenti di Fratta Todina, Torgiano e Bevagna.

Marsciano e Deruta hanno invece lasciato le scuole aperte, mentre il sindaco di Foligno, Stefano Zuccarini, ha disposto la sospensione di tutte le attività in presenza , compreso l’uso dei laboratori, per tutti gli alunni all'interno delle scuole, statali e paritarie, di ogni ordine e grado nonché all’interno degli asili nido comunali e privati.

Il Comune di Perugia dovrebbe decidere a breve la chiusura delle scuole a partire da domani, martedì 2 febbraio, e fino almeno al 14 febbraio.

La Regione Umbria, in riferimento alla preoccupante situazione dei contagi nei 31 comuni umbri, ha comunicato che: "La metodologia adottata dalla Regione Umbria, di cui sono stati messi a conoscenza sia il Ministro della Salute Speranza sia il Prefetto di Perugia Gradone, si è resa necessaria proprio per l’andamento difforme del contagio da comune a comune. Difformità che non permette un’ordinanza unica regionale, ma che necessita di specifiche decisioni territoriali, fermo restando, come detto, il pieno supporto della Sanità e della Regione".

Ieri pomeriggio, domenica 31 gennaio, si è tenuta un'ulteriore interlocuzione tra il direttore sanitario regionale, Claudio Dario e il presidente dell'Anci, Michele Toniaccini, il quale ha spiegato che a partire dalla giornata di oggi i servizi di igiene e sanità locali invieranno ai sindaci un documento in cui chiederanno un provvedimento ordinativo contingibile e urgente per contenere il virus, tra cui la chiusura degli istituti scolastici.

Il Comitato tecnico scientifico ha infatti ribadito l'impossibilità di svolgere le lezioni in presenza con un'incidenza troppo alta (oltre 200 positivi per 100mila abitanti).

Non sono mancate le proteste di famiglie e studenti che, tramite i social, hanno fatto trasparire tutta la loro frustrazione e indignazione nei confronti della chiusura delle scuole, considerate un luogo sicuro in cui si rispettano le regole. "Perché non pensare di chiudere solo gli istituti con evidenza di contagi in aumento? Fare screening e riaprire? Come può un bambino di prima elementare seguire la dad? Con chi poi con i nonni da quali dovremmo tenerli lontani? Chiudiamo dove è necessario ma nn togliamo quel poco di normalità a chi ancora può averla", si legge ad esempio sotto il post pubblicato sui social dal Comune di Perugia.

"Mi auguro che abbiate la logica di capire che: chi lavora non può gestire figli e dad, dovranno essere attivati i nonni che sono categoria fortemente a rischio. Inoltre non ha senso chiudere le scuole dove non ci dono contagi. I bambini hanno pagato abbastanza. Siate lungimiranti per una volta. Non ci è rimasto altro che la scuola", commenta un'altra cittadina.

Cosa prevedono le nuove limitazioni (fino al 14 febbraio)

  • Coprifuoco anticipato alle 21;
  • Transenne nelle aree a rischio assembramento;
  • Stop consumo di cibo e bevande nei bar;
  • Chiusura dei distributori automatici di alimentari;
  • No utilizzo delle aree gioco nei parchi;
  • La spesa si può effettuare una volta al giorno e da parte di un solo familiare.