Moriade di imprese, le imprenditrici le più colpite

Turismo in crisi, lavoratori a casa: le conseguenze del Covid
Perugia

Turismo e imprese rosa in crisi, una situazione economica e finanziaria ormai al limite, peggiorata dall’ultima ordinanza che ha dichiarato la zona rossa in tutta la provincia di Perugia e alcuni Comuni ternani: questo il drammatico scenario disegnato dall'emergenza sanitaria e confermato dalle recenti analisi emerse dall'Ufficio Ricerche della Camera di Commercio dell'Umbria.

Le imprese in rosa, con una decrescita dello 0,23%, sono state fortemente rallentate dalla crisi e soprattutto dalla pandemia.

Secondo i dati della Camera di Commercio dell'Umbria, al 31 dicembre 2020, il totale delle imprese femminili in Umbria si attestava a 23.402 unità, con un tasso di femminilizzazione al 24,84%, uno tra i più alti d’Italia, dietro soltanto a Molise, Basilicata e Abruzzo.

Nell’anno della pandemia, in Umbria sono nate 1.143 imprese rosa: l’arretramento è pesante, rispetto al 2019, è del 16,8%. Molto positivo, al contrario, il dato delle cessazioni, diminuite del 12,2%.

Rimane pesante l’impatto dell’emergenza sanitaria sulle imprese femminili di giovani donne under 35, che hanno perso in un anno 162 imprese, su un totale di 2.260 unità al 31 dicembre 2020.

TURISMO: UNO DEI SETTORI PIU' COLPITI DALLA PANDEMIA

Federalberghi Umbria ha chiesto un confronto urgente all’assessore regionale al turismo Paola Agabiti, per trovare soluzioni immediate che permettano alle imprese di sopravvivere alla prolungata emergenza e, allo stesso tempo, impostare un programma di rilancio per il settore.

Il presidente di Federalberghi Umbria, Simone Fittuccia, ha spiegato: "Sappiamo benissimo che parlare di rilancio turistico oggi, con una situazione sanitaria che purtroppo ha posto drammaticamente l’Umbria alla ribalta della cronaca, può sembrare inopportuno. Eppure, è oggi che dobbiamo lavorare concretamente per essere pronti, domani, a ripartire con il piede giusto. Magari immaginando ipotesi progettuali diverse a seconda degli scenari che si prospetteranno nel medio periodo. In altre regioni sappiamo che c’è fermento. Fermi, noi umbri, non possiamo stare”.

Ed ha sottolineato: “Un questionario che abbiamo sottoposto di recente agli albergatori umbri ha confermato le nostre preoccupazioni, tra imprese chiuse da quasi un anno e quelle che vorrebbero ripartire, ma sono frenate dalle incertezze di oggi e da problemi in Umbria mai veramente risolti”.

“Noi, insomma, non siamo solo vittime dell’emergenza sanitaria. Ma anche di ritardi inspiegabili sui tempi di erogazione delle risorse economiche, ad esempio, mai necessarie come in questo frangente.
Dobbiamo organizzare azioni strutturate con misure e progetti che aumentino la capacità competitiva del sistema turistico e ricettivo dell’Umbria, per recuperare anche il gap che la nostra regione si porta dietro da anni e, allo stesso modo, generare quel minino di fiducia e speranza di cui tutte le imprese hanno estremo bisogno.

Cosa stiamo facendo per prepararci ad una ripartenza che prima o poi arriverà? Quali sono i prodotti sui quali dobbiamo puntare in una prospettiva di medio periodo e in un mercato che, in ogni caso, è certamente cambiato?

Per fare un esempio, se ci dobbiamo rivolgere al turismo individuale, visto lo stop del turismo organizzato e dei gruppi che certamente durerà ancora a lungo, con quali strumenti e servizi possiamo pensare di rendere l’esperienza turistica in Umbria davvero autentica ed appetibile?

Sulle imprese gravano tanti segnali di allarme, non ultime le incertezze legate al futuro della cassa integrazione, che ha consentito di non disperdere finora il patrimonio di risorse umane legate al comparto. Ma ci sono molti temi su cui aprire un confronto a livello regionale, come suggerito anche dai nostri imprenditori che rilevano come continui ad essere pressante il problema della tassazione locale, ad esempio, nonostante la chiusura delle imprese e la pandemia in atto. Noi siamo pronti a fare la nostra parte”.

QUESTI I RISULTATI DELL’INDAGINE FEDERALBERGHI

In Umbria, il 16,4% degli alberghi è ancora chiuso dal primo lockdown. A questa percentuale si aggiunge un 39,3% di strutture chiuse dall’autunno.

Il 34,4% degli albergatori con la struttura attualmente chiusa, secondo il questionario Federalberghi Umbria, vorrebbe riaprire per il periodo della Pasqua; un altro 7,7% guarda invece al più lontano periodo estivo, ma sono molti quelli che non hanno ancora preso una decisione, proprio a causa dell’incertezza del momento.

Quanto alle emergenze che dovranno fronteggiare nei prossimi tre mesi, le imprese turistico ricettive umbre sono concordi nello stabilire alcune priorità: mancanza di liquidità e linee di credito speciali, eccesso di oneri fiscali e previdenziali, imposte locali che continuano a correre nonostante le imprese siano ferme e nonostante i buoni propositi delle amministrazioni pubbliche.

Per quanto riguarda le azioni attese da parte della Regione, le imprese mettono al primo posto gli incentivi per la riqualificazione delle strutture e per la loro riapertura, le iniziative di comunicazione istituzionale che in altri periodi hanno funzionato.