Il vicesindaco di Perugia: “Facciamo il test della saliva nelle scuole”

A parlare è il vicesindaco di Perugia, con delega alla scuola, nonché pediatra, Gianluca Tuteri
Perugia

“Il macchinario giapponese che processa 120 test in un’ora dovrebbe essere destinato esclusivamente alle scuole. Solo così si potrebbe evitare quello che di fatto è un secondo lockdown”.
A parlare in un'intervista rilasciata al è il vicesindaco di Perugia, con delega alla scuola, nonché pediatra, Gianluca Tuteri. 
Assessore le scuole dicono ai genitori di tenere i figli a casa al primo raffreddore o mal di pancia. 
“C’è un’ipocrisia di fondo, quando si dice che il governo vuole tenere aperte le scuole. Se i figli vanno tenuti a casa al primo raffreddore ci sarà un secondo lockdown, perché con queste regole a scuola non si va. Come fanno a non conoscere determinati sintomi di cui tutti i bambini soffrono in inverno?” 
Così le scuole non rischiano di restare continuamente vuote?
“Certo e non si è capito che l’istruzione è ben altro e così facendo verrà rovinata. Non ci si rende conto del valore della frequenza scolastica che non dovrebbe essere un’opzione. I bambini già sono stati massacrati: in lockdown, per un errore di valutazione scientifica si è pensato che fossero super diffusori invece non lo sono e li abbiamo chiusi a casa. Adesso gli realizziamo una scuola che si presenta come un luogo pericoloso senza abbracci, con le maestre vestite come gli alieni, poi appena escono dalla bolla scolastica vanno al parco, in pizzeria, a fare sport”.
Un ruolo fondamentale sarà quello dei pediatri, continuamente chiamati a valutare cosa abbiano i ragazzi.
“Ci si deve attenere alle regole dell’Iss, non è lasciato niente al libero arbitrio del medico, quindi se un ragazzino ha un problema intestinale lo devo tenere a casa e farlo tornare a scuola solo dopo il secondo tampone. Adesso per fortuna in Umbria il tempo di attesa per l’esito del tampone è di due giorni, ma a novembre, quando saremo pieni di bambini con sintomi che potrebbero somigliare al Covid, i tempi rischiano di dilatarsi”.
A Perugia si sta testando un macchinario giapponese che processa 120 test ogni ora, può servire?
“Io spero che si possa destinare esclusivamente all’uso scolastico perché potrebbe cambiare tutto. Sarò un visionario, ma io  immagino un infermiere in ogni scuola che possa entrare in azione se si dovesse procedere a indagine epidemiologica con quel macchinario. E dico un infermiere non a caso, perché il medico Covid della scuola non sarà mai un pediatra, si potrebbe avere anche un ortopedico in pensione. Invece l’infermiere è una figura che potrebbe servire anche in seguito magari per educazione alimentare. La chiave però è il macchinario, anche perché si immagina cosa vuol dire fare un tampone nasale a un bimbo di otto mesi? Un piano come lo penso io ci permetterebbe di testare tutti in pochissimo tempo con un semplice prelievo di saliva. Spero che la mia idea venga presa in considerazione”.