Coronavirus, in Umbria sarà usato un farmaco per i casi più gravi

Si tratta in sostanza del farmaco anti artrite reumatoide già sperimentato a Napoli e che ha dato risultati incoraggianti
Perugia

Da martedì anche negli ospedali umbri verrà impiegato un antinfiammatorio mirato contro il Coronavirus. Si tratta in sostanza del farmaco anti artrite reumatoide già sperimentato a Napoli e che ha dato risultati incoraggianti.  Lo scrive il Corriere dell’Umbria di oggi.
Il medicinale si chiama Tocilizumab (Actrema) e verrà somministrato a tre malati, positivi al Coronavirus, ricoverati in gravi condizioni all’ospedale di Perugia. Il farmaco è stato donato dalla Roche alle aziende sanitarie e ospedaliere dell’Umbria.

L’ospedale di Perugia è uno dei primi dopo Napoli ad aver avviato una sperimentazione.
“Entro alcuni giorni si potrà avere un riscontro su questo farmaco”, ha dichiarato il capo della protezione civile, Angelo Borrelli.

Finora sono 11 i pazienti dell'ospedali di Napoli, positivi al test del Covid-19, trattati con il farmaco anti-artrite, il Tocilizumab, su cui si concentrano le speranze per un possibile avversario del nuovo coronavirus.
Di questi, 7 erano intubati, mentre ad altri 3 malati il farmaco è stato somministrato a pazienti non intubati.
E l'andamento della terapia sembra suggerire che, se usato tempestivamente, il Tocilizumab potrebbe evitare l'intubazione in terapia intensiva.

A rivelarlo, in un'intervista alla Verità, è Paolo Ascierto, direttore dell'Unità di oncologia dell'Istituto tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli. Infatti, dei 7 pazienti intubati che sono stati trattati con il farmaco, "tre hanno avuto un miglioramento, di cui uno importante: la tac ha mostrato un' importante riduzione della polmonite e potrebbe essere presto estubato. Degli altri quattro, tre sono stabili, mentre purtroppo uno è morto dopo poche ore dalla somministrazione del farmaco". Tra i malati non intubati, invece, due "sabato hanno avuto miglioramenti importanti: uno ha anche tolto l' ossigeno, l'altro è stazionario e ripete il trattamento".

I casi mostrano che "un trattamento fatto prima evita, praticamente, al paziente di andare in terapia intensiva". E, secondo Ascierto, "tutte le informazioni che abbiamo dagli altri centri vanno in questa direzione. I pazienti in terapia subintensiva sono quelli che potrebbero avere vantaggi maggiori ed evitare l'intensiva". Era già la teoria portata avanti dai cinesi, che ora sembra confermarsi con i dati italiani, che arrivano attualmente da 600 pazienti trattati con tocilizumab su tutto il territorio nazionale: "Tra i dati molto interessanti- spiega l'esperto- ci sono quelli di Fano-Pesaro, ove su 11 pazienti trattati otto hanno avuto un miglioramento. All'ospedale di Padova Sud, su sei pazienti trattati, i primi dati di due mostrano un miglioramento importante dopo 24 ore".

L'idea della somministrazione del farmaco contro l'artrite è arrivata "quando abbiamo fatto un brain storming in Istituto": a quel punto, i medici che lavorano con Ascierto hanno "contattato i nostri colleghi cinesi, dato che c'è una partnership tra l' istituto e la Cina. Ci hanno detto che era un' ottima idea: l'avevano usato su 21 pazienti e 20 di loro avevano avuto miglioramenti in 24-48 ore. Questo è stato lo studio che ci ha aperto la strada. Poche ore dopo eravamo all' azienda dei Colli per decidere sui primi due pazienti da trattare".

Il farmaco viene usato "one shot", cioè in un solo trattamento, ripetibile al massimo una seconda volta dopo 12 ore e basta.

Se i dati relativi al farmaco contro l'artrite venissero confermati, dimostrandone l'efficacia contro il coronavirus, la battaglia al Covid-19 si potrebbe spostare dalle terapie intensive, già allo stremo per la presenza dei numerosi pazienti.