Coronavirus, sono 900 le aziende che chiedono di ripartire

Numerose le domande presentate alle Prefettura. Intesa tra associazioni, sindacati e Fiamme gialle
Perugia

Sono già 900 le domande alle prefettura di Perugia da parte di aziende che perlopiù appartengono a categorie che, secondo il decreto del governo, dovrebbero restare chiuse, ma che dimostrano (o vogliono dimostrare) di far parte di una filiera ritenuta fondamentale e quindi di poter lavorare. E molte, con il silenzio-assenso del prefetto, hanno già ricominciato a produrre.
La notizia è riportata dalla Nazione Umbria di oggi, che riferisce inoltre che di queste novecento, 300 sono state attenzionate, altre 150 sono sotto il controllo della Guardia di finanza. Proprio pochi giorni fa infatti era stato firmato un protocollo tra associazioni di categoria, sindacati e Fiamme gialle per dare avvio alla cosidetta Fase 2, la ripartenza delle attività economiche tanto attesa.

«Si tratta di uno strumento importante attraverso il quale, non solo verranno verificate le richieste delle aziende che vogliono proseguire le loro attività sul nostro territorio – affermano, per Cgil, Cisl e Uil della provincia di Perugia, i segretari Filippo Ciavaglia, Angelo Manzotti e Claudio Bendini - ma, attraverso i nostri delegati ed Rls nei posti di lavoro, potremo anche intervenire direttamente in caso di mancato rispetto delle normative, attivando i controlli della Guardia di Finanza. Invitiamo pertanto le imprese del territorio che proseguono la propria attività a coinvolgere pienamente il sindacato, attraverso le rappresentanze aziendali, nell’organizzazione del lavoro e nel rispetto delle normative di sicurezza". Ma come vengono valutate le domande? Le aziende autorizzate sono individuate in base a un codice (cosidetto Ateco), ma la valutazione non è sempre facile: all’interno di una stessa fabbrica, possono esserci infatti reparti che rientrano nel codice Ateco e altri no, dunque può generarsi confusione. E come detto sono già partiti i controlli su attività già riaperte, fatti dalla guardia di Finanza, che devono valutare il rispetto del protocollo: distanza di sicurezza, mascherine e guanti, chiusura degli spazi comuni, sanificazione periodica, controllo della temperatura all’ingresso.