Coronavirus, il caso dei test sierologici fatti pagare 20 volte di più

Eppure la soluzione per risparmiare esiste, basterebbe adottare il test sierologico basato sul metodo Elisa
Perugia

di Alberto Laganà - Molte Regioni stanno richiedendo ai turisti in arrivo le risultanze del test sierologico, ma è un ulteriore aggravio che viene a pesare in modo considerevole: una famiglia di 4 persone viene a spendere tra i 2 ed i 300 euro.

Eppure la soluzione, semplice e per nulla costosa, è sotto gli occhi della Regione Umbria se vuole passare dalle parole ai fatti per far ripartire una delle filiere più importanti della propria economia.

Nella prima settimana di aprile il biologo Marchisio proprietario della ditta Diapro aveva sviluppato un test sierologico basato sul metodo Elisa, che si sarebbe rivelato in grado di rilevare con una precisione superiore al 98% se una persona è o è stata in contatto con Sars-CoV-2. Da allora la Diapro ha prodotto poco meno di un milione di kit, li ha distribuiti in Spagna, Germania, Gran Bretagna, Francia, Brasile e Iran, ma solo una piccola parte in Italia. «Non abbiamo avuto molti riscontri commerciali», constata Marchisio.

Il costo di produzione del kit da 96 varia da 2,5 a 5 euro, ai quali va aggiunto un margine lordo dell’azienda che non supera mai il 20% e non quindi i 50 o 100 euro richiesti dai laboratori privati con un ricavo enorme.

Quindi la Regione potrebbe comprare un numero di test consistenti e affidarli alle proprie strutture sanitarie magari facendo pagare un ticket mettendo ko la speculazione.

Vedremo nei prossimi giorni se il consiglio sarà fatto proprio dall'assessorato alla sanità facendo risparmiare così somme consistenti sia agli umbri che ai turisti ospiti.