Coronavirus, già 1.600 imprese umbre in cassa integrazione

Confindustria e Cna tracciano un bilancio delle aziende che hanno attivato gli ammortizzatori sociali
Perugia

Sono 1.620 le imprese umbre di Confindustria e Cna che hanno attivato gli ammortizzatori sociali dopo lo stop imposto dall'emergenza Coronavirus.
Quelle medio grandi aderenti alla Confederazione degli industriali, sono 150 e hanno fatto già richiesta di accesso alla cig in deroga. Il dato viene fornito dal direttore regionale dell'associazione, Ennio Schettino. Che preconizza un numero crescente nelle prossime settimane.
Le domande possono essere presentate da lunedì all'Arpal.
Per la Cna interviene Roberto Giannangeli, direttore regionale della confederazione artigiani:1.470 aziende con meno di 20 addetti a testa, per oltre sei mila lavoratori, che stanno attingendo al fondo solidarietà da cinque milioni dell'associazione.
  Intanto Perugina ha già raggiunto un accordo per la cassa integrazione a rotazione, con tre linee attive per un massimo di 90 addetti in fabbrica, 30 per turno. Sono sei mila invece i lavoratori della cooperazione sociale rimasti a casa a causa del Covid 19: il presidente di Legacoosociale Andrea Bernardoni chiede l'applicazione dell'articolo 48 del Cura Italia, ossia il pagamento anche con i servizi sospesi da parte di Asl e Comuni, come avviene per i dipendenti pubblici.


Le osservazioni di Confindustria chiede provvedimenti rapidi e urgenti su credito e fiscalità

Confindustria ha depositato presso la Commissione Bilancio del Senato, una nota, anche in allegato, relativa alla conversione in legge del DL Cura Italia (DL n.18 del 17 marzo 2020).

Confindustria ritiene si tratti di un provvedimento necessario e importante, anche da un punto di vista quantitativo, ma che fornisce solo una prima risposta all’emergenza economica, che necessita di un’azione successiva altrettanto rapida, incisiva negli strumenti e massiva da un punto di vista delle risorse, per consentire di affrontare le gravi conseguenze che questa emergenza sta determinando sulle imprese e sull’economia del Paese, prima che diventino irreversibili.Gli interventi rapidi e urgenti che sono stati chiesti partono dalla necessità di:

1.        evitare che, in un momento di fortissima contrazione della liquidità, siano le imprese a dover far fronte alle anticipazioni per la corresponsione della cassa integrazione ai lavoratori;

2.        posticipare e rateizzare tutti i pagamenti fiscali e contributivi per le imprese piccole, medie e grandi, evitando di drenare risorse che, a causa di chiusure e rallentamenti della produzione, vengono a mancare;