Coronavirus, 130 partite Iva riconsegnano le chiavi al Prefetto

Claudio Sgaraglia si è impegnato ad esporre le problematiche al Governo
Perugia

Qualche giorno fa alcuni esercenti hanno simbolicamente consegnato le chiavi di nove locali, tra bar e ristoranti al primo cittadino di Perugia, Andrea Romizi. Locali che, con l’assenza di aiuti mirati e con l’allontanamento della data in cui potranno riaprire, rischiano sempre più di non rivedere la luce.
Sono stati i rappresentanti di Horeca, Enrico Guidi del ristorante “Il Cantinone” e Simone Ragni del ristorante “Regina” ad andare dal sindaco con le chiavi di nove locali di loro colleghi con cui sono continuamente in contatto in cerca di vie d’uscita e strategie di sopravvivenza.
Che per molti forse, neanche ci sarà.
Tanti locali infatti sono a conduzione familiare, per cui interi nuclei non percepiscono un centesimo da tre mesi ormai. Mentre invece continuano a ricevere bollette da pagare, rate di prestiti, affitti e quelle tasse locale che tanto vorrebbero vedersi ridotte. Una su tutte: la Tosap. Il sogno degli esercenti è l’annullamento della tassa comunale per l’occupazione del suolo pubblico. Un’altra istanza è quella che riguarda la Tari: “Perché dovremmo pagare per intero anche se siamo stati chiusi e non abbiamo prodotto nulla e anche quando potremo riprendere non avremo certamente i umeri di prima?”.
Al Comune si chiede anche un aiuto per gli affitti se gli immobili sono di proprietà di Palazzo dei Priori.
E infine una revisione sul costo della fornitua di Umbra Acque.
Nell’ottica di una ripartenza che diventa sempre più ad ostacoli, sia per tempistiche che per modalità. Tutti i locali infatti, partendo dal necessario distanziamento da cui non si potrà prescindere perderanno coperti.


Ora, come riporta oggi Il Corriere dell'Umbria, si stima che siano 130 le partite Iva della provincia di Perugia che “rischiano di non riaprire” hanno spiegato i delegati Roberto Laurenzi e Stefano Luchetti, che ieri sono sono stati ricevuti intorno a mezzogiorno dal prefetto, Claudio Sgaraglia, riconsegnando al massimo rappresentante dello Stato simbolicamente le chiavi dell’attività

“Dietro queste chiavi, ci sono imprese, famiglie e storie di ognuno di noi, di una popolazione che si è vista costretta ad umiliarsi dinanzi al mondo, che ne ha sempre riconosciuto il valore e le qualità, elemosinando quel minimo indispensabile necessario a garantire la propria sopravvivenza e che avrebbe dovuto essere compreso come prioritario obiettivo del Governo anche al fine primario di garantire la stabilità e tenuta del sistema economico-produttivo ed occupazionale nazionale”, hanno scritto i rappresentanti degli autonomi in una lunga lettera inviata in prefettura prima dell’incontro.
Delle iniziative auspicate “non c’è alcun riscontro nelle ultime azioni messe in campo dal Governo che, nella loro consecutio attuativa, costringerà alla chiusura una parte importante del tessuto economico-produttivo locale con tutte quelle conseguenze, anche dal punto di vista occupazionale, che genereranno ricadute particolarmente pesanti sull’intera società provinciale per lunghissimo tempo”, continuano Laurenzi e associati.
Da qui la richiesta a Sgaraglia di farsi “interprete di quel profondo malessere, disperazione e drammatica situazione nella quale versano un sempre maggior numero di persone, famiglie ed imprese che, già oggi, non posseggono più i mezzi minimi di sussistenza e che, soprattutto non riescono a percepire alcun segnale d’impegno concreto dell’esecutivo per garantire il soddisfacimento dei basilari bisogni di sussistenza e sopravvivenza”.