Coronavirus e prestiti, Confesercenti Umbria: «Le regole per non cadere nell'usura»

Il fatturato crolla. Il presidente Giuliano Granocchia lancia un grido d’allarme
Perugia

Questa la preoccupata dichiarazione rilasciata alda Giuliano Granocchia, presidente regionale di Confesercenti Umbria. 
Il settore quindi è in grave difficoltà? 
«Si. E le difficoltà aumentano man mano che passano i giorni». 
Quale la cosa che la preoccupa di più? 
«In primis metterei la carenza di liquidità alla quale non si è ancora ovviato in maniera adeguata, poi la difficoltà dei rapporti con un sistema bancario che in parte per propria inerzia ed in parte per l’inadeguatezza dei provvedimenti del governo sui famosi 400miliardi di liquidità, nei fatti limita le possibilità di accesso al credito».
La parte relativa alla finanza quindi non va bene, e il mercato? 
«E’ in condizioni difficili, era già sofferente per i limitati consumi interni dovuti ai bassi salari e a norme che favoriscono i grandi player globali di internet, cui si aggiunge la drammatica situazione infrastrutturale».
Ci sono anche altri ostacoli?
«Ad esempio il costo dell’adeguamento dei locali per tantissimi settori merceologici».
Quali settori sono i più compromessi? 
«Quelli che preoccupano di più, a causa degli importanti fattori che anche nella nostra regione li stanno bloccando, sono i settori dell’abbigliamento, del commercio al dettaglio, della ristorazione e dei bar, dei servizi al turismo nella loro totalità, come alberghi, agriturismi, B&B, agenzie di viaggi, autotrasporti, organizzazione eventi». 
Una possibile soluzione? 
«Va evitata quanto più possibile la carenza di liquidità. La necessità di disponibilità porta gli imprenditori a ricorrere a quel “credito parallelo” che è semplicemente usura. I criminali si organizzano e per fermarli serve l’impegno di tutti. Evitiamo che la malavita organizzata, anche in Umbria, possa approfittare di nuovo dell’attuale situazione. Confesercenti sta sensibilizzando costantemente i propri associati sul fenomeno dell’usura e sui rischi che possono correre nel prosieguo dell’attività imprenditoriale entrando in contatto con determinati ambienti malavitosi». 
Possibili soluzioni? 
«Come Confederazione regionale chiederemo un incontro al Prefetto e ai vertici istituzionali della nostra Regione». 
Che cosa suggerisce ai suoi iscritti? 
«Invitiamo quegli imprenditori in difficoltà a mettersi in contatto con Sos Impresa, nata nel 1991 a Palermo, per iniziativa di un gruppo di commercianti per difendere la loro libera iniziativa imprenditoriale, per opporsi al racket e resistere alla criminalità organizzata».