Concorsopoli, per la Cassazione “Bocci condizionava i concorsi da dietro le quinte”

Depositate le motivazioni della quinta sezione contro il ricorso depositato dalla difesa
Perugia

I supremi giudici della quinta sezione penale della Corte di Cassazione hanno rigettato il ricorso presentato dalla difesa di Gianpiero Bocci, a suo tempo proposto contro gli arresti domiciliari, perché ritenuto infondato.
I giudici hanno espresso la seguente motivazione: «La presenza inequivoca di Gianpiero Bocci “dietro le quinte” delle indicazioni anticipate ed illecite alle candidate raccomandate del contenuto delle prove concorsuali».
  I giudici della Cassazione dicono no ai cinque argomenti difensivi proposti dagli avvocati David Brunelli e Alessandro Didd, ma non si limitano a questo, bensì entrano nel merito di accuse e esigenze cautelari, e lo fanno in 15 pagine depositate il 30 settembre.
Dunque secondo la Cassazione «è stato ben argomentato che il pericolo di inquinamento probatorio si sia materializzato concretamente e che Bocci abbia dimostrato capacità di interferire con l’attività di indagine, sfruttando conoscenze acquisite in ambito istituzionale e negli ambienti di polizia giudiziaria».
E poi ancora: «È stato ampiamente motivato attraverso il ricorso al contenuto inequivoco di molte conversazioni, anche ambientali, intercettate tra Duca e Valorosi che il disvelamento sia stato dovuto proprio alle notizie avute da Bocci, svelate ai due indagati anche con il particolare, rivelatosi esatto, di quando e come le microspie erano state installate».
Bocci, che dopo gli arresti ha ripreso a lavorare in Provincia, avrebbe dovuto presenziare alla prima udienza del suo processo il 22 ottobre.
   Ma l'appuntamento salterà a causa dello sciopero dei penalisti italiani. Il tutto, in attesa che i pm Paolo Abbritti e Mario Formisano, chiudano le indagini e rendano noto se contesteranno l'associazione per delinquere anche ai politici.